Strage ferroviaria in Spagna, 68 morti nello scontro tra treni ad alta velocità: tre italiani dispersi

Strage ferroviaria in Spagna, 68 morti nello scontro tra treni ad alta velocità: tre italiani dispersi
La collisione sulla linea Madrid-Siviglia, nei pressi di Urda, ha provocato almeno 68 vittime e 107 feriti, 18 dei quali in gravi condizioni. La Farnesina conferma cinque italiani in condizioni stabili, un ricoverato e tre dispersi. Il governo spagnolo annuncia tre giorni di lutto nazionale.

Le sirene delle ambulanze squarciano il silenzio delle campagne di Toledo, mentre i soccorritori lavorano tra le lamiere contorte dei vagoni precipitati lungo una scarpata. Poco lontano, i familiari dei passeggeri attendono notizie dei propri cari, sospesi tra la paura e la speranza di ricevere una telefonata.

È uno scenario di devastazione quello che si presenta al chilometro 118 della linea ferroviaria, nei pressi di Urda, dove lo scontro tra due treni ad alta velocità sulla tratta Madrid-Siviglia ha provocato almeno 68 morti e 107 feriti, di cui 18 in condizioni gravi. Il bilancio resta drammatico, mentre proseguono le operazioni di soccorso e di identificazione delle vittime.

Tre italiani risultano dispersi

La tragedia coinvolge anche cittadini italiani. In serata, le autorità spagnole hanno segnalato una terza cittadina italiana dispersa, come comunicato dalla Farnesina.

Secondo il ministero degli Esteri, cinque passeggeri italiani sono stati recuperati in condizioni stabili, mentre un sesto è ricoverato in un ospedale di Toledo. Altre tre persone risultano ancora disperse.

Le autorità spagnole hanno avviato le procedure per il riconoscimento delle salme, mentre proseguono gli accertamenti per ricostruire con precisione quanto accaduto e verificare le condizioni di tutte le persone coinvolte.

Due treni coinvolti, centinaia di passeggeri a bordo

Nell’incidente sono rimasti coinvolti un treno Ave dell’operatore pubblico Renfe e un convoglio della compagnia privata Iryo, partecipata anche da Fs International. A bordo dei due mezzi viaggiavano rispettivamente 397 e 147 persone, compreso un neonato.

Secondo la prima ricostruzione riferita dal ministro dei Trasporti spagnolo, Oscar Puente, il treno Renfe avrebbe raggiunto a circa 200 chilometri orari il convoglio Iryo, che si trovava fermo sulla linea. L’impatto ha provocato il deragliamento di alcune carrozze e la loro caduta lungo la scarpata.

La dinamica esatta dello scontro è ancora oggetto di indagine. Tra gli aspetti da chiarire ci sono le ragioni per cui il secondo treno si trovasse fermo e le condizioni operative della linea nei minuti precedenti alla collisione.

Il guasto al sistema di sicurezza e l’ipotesi dell’errore umano

Uno dei principali interrogativi riguarda quanto accaduto prima dell’incidente, avvenuto alle 8.54 del mattino secondo la ricostruzione fornita da Puente.

Stando alle informazioni diffuse dal ministro, intorno alle 8.30 un’anomalia nelle comunicazioni di tre computer della rete avrebbe messo fuori servizio il sistema di sicurezza LZB lungo un tratto di circa 63 chilometri. Il guasto avrebbe provocato l’arresto automatico di sei treni in circolazione, compresi i due successivamente coinvolti nello scontro.

Con il sistema principale fuori servizio, la gestione del traffico sarebbe passata al centro di controllo di Adif, nella stazione madrilena di Atocha. Proprio durante questa fase si sarebbe verificato l’errore decisivo: al treno Renfe sarebbe stata autorizzata la ripartenza nonostante il convoglio Iryo fosse ancora fermo sulla linea.

«C’era un semaforo rosso che impediva la ripresa della marcia, nonostante ciò il treno Ave è stato autorizzato a ripartire», ha spiegato Puente, definendo la sequenza degli eventi «inspiegabile».

Secondo la ricostruzione preliminare, il treno avrebbe percorso circa 25 chilometri in 17 minuti prima di raggiungere l’altro convoglio. Gli investigatori stanno esaminando le comunicazioni tra il centro operativo e i macchinisti, oltre alle procedure seguite durante il guasto.

L’ipotesi di un errore umano è al centro degli accertamenti, ma le responsabilità dovranno essere stabilite dall’inchiesta.

Sanchez sul luogo della tragedia: «Tutta la Spagna è in lutto»

Sul luogo dell’incidente è arrivato il premier spagnolo Pedro Sanchez, accompagnato dal presidente della Giunta di Castiglia-La Mancia, Emiliano García-Page.

«Tutta la Spagna è in lutto», ha dichiarato Sanchez, annunciando tre giorni di lutto nazionale e assicurando che verrà fatta piena luce sull’accaduto.

«Non è ammissibile, in un Paese come il nostro, soffrire due incidenti mortali nell’alta velocità in un anno», ha aggiunto il premier, promettendo di andare «fino in fondo». «Se ci sono state negligenze, si saprà», ha affermato, sottolineando che in questa fase la priorità resta salvare vite e assistere le persone coinvolte.

La ferita di Adamuz e i dubbi sulla sicurezza ferroviaria

La tragedia riporta alla memoria il disastro ferroviario avvenuto appena nove mesi prima ad Adamuz, nella provincia di Cordova, quando il deragliamento di un treno Iryo e lo scontro con un convoglio Alvia di Renfe provocarono 46 morti.

Anche allora, la sicurezza della rete e la manutenzione delle infrastrutture erano finite al centro del dibattito pubblico. Il nuovo incidente riapre ora gli interrogativi sull’affidabilità del sistema ferroviario ad alta velocità spagnolo, una rete di quasi 4.000 chilometri considerata strategica per i collegamenti del Paese.

I sindacati dei macchinisti hanno proclamato una giornata di sciopero, sostenendo che non tutte le misure di sicurezza concordate con Adif e Renfe siano state attuate. Il ministro Puente ha ribadito che il sistema ferroviario è sicuro, pur riconoscendo che possono verificarsi errori.

Intanto, la circolazione ferroviaria tra Madrid e l’Andalusia resta interrotta. Renfe ha inoltre sospeso la vendita dei biglietti fino al 13 dicembre.

Mentre proseguono i soccorsi e le operazioni di identificazione, la Spagna si trova ad affrontare una nuova tragedia ferroviaria. Restano da chiarire le cause dello scontro, le eventuali responsabilità e soprattutto il destino delle persone che risultano ancora disperse.

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google