di Francesco Caielli
Sarebbe servita la partita perfetta. Sarebbe servita una partita "varesina": senza sbavature e senza paura, e con quel qualcosa in più che permette di superare ogni difficoltà. La Cimberio ha giocato invece una partita troppo normale, galleggiando nei limiti di una sufficienza che non è bastata a nascondere la sfiga di una settimana piena di problemi e infortuni. Le attenuanti, a voler guardare bene, ci sarebbero pure tutte: Slay, l’eroe della prima (e unica) vittoria della Varese di quest’anno, era tristemente inscatolato in panchina, bloccato da un problemone alla schiena (dicono).Degna conclusione di una settimana infame iniziata con la partitaccia di Teramo, proseguita con il “giorno in pretura” di giovedì ad attendere la sentenza su una sua possibile squalifica per un disguido in un controllo antidoping dello scorso anno, e conclusa con la gara di ieri in cui ha fatto da spettatore. E senza Slay, per questa Varese vincere diventa davvero difficile: possiamo spellarci le mani all’infinito per la partita di Antonelli e Martinoni, angeli varesini, ma regalare agli avversari il lungo di Memphis è un lusso che questa squadra non si può permettere.Le attenuanti potrebbero anche proseguire andando a vedere le condizioni disastrose che hanno costretto Cotani, Gergati e Thomas a scendere in campo praticamente infortunati dopo una settimana in cui si sono allenati a singhiozzo.Ma siccome solo i mediocri si attaccano alle attenuanti e si buttano sempre a caccia di scuse, noi preferiamo parlare di una partita
che Varese ha perso: la seconda consecutiva, la prima davanti al suo pubblico. Giusto una settimana fa Gergati aveva messo tutti in guardia, e con la sua franchezza e la sua abitudine a parlare chiaro (sarà per questo che ci piace così tanto?) aveva tuonato: «Lasciamoci Teramo alle spalle, ma se dovessimo perdere anche con Biella dovremmo iniziare a farci un paio di domande». A dire la verità le domande che affollano la mente dei tifosi sono anche più di due, ma si sa: questa gente, ammalata grave di varesinità, ha ancora negli occhi lo spettro dell’ultimo campionato di A1, quello della retrocessione, e fa presto a prender paura. Detto che bisognerà prepararsi a una stagione difficile per davvero, fatta di sofferenze e lotte, i tifosi stiano tranquilli: questa è una squadra, quella di due anni fa no. Basterà questa certezza a garantire una salvezza tranquilla? Ecco la prima domanda che ci frulla in testa e che non riesce a trovare una risposta certa. La seconda – ma diciamo già che nemmeno a questa riusciremo a dare una risposta – va a scomodare Childress e le sue trentasette primavere. Sappiamo che Randy in questa stagione viaggerà a ritmi estremi: un giorno grande, un giorno anonimo. Si tratterà soltanto, alla fine dell’anno, di mettere sui piatti della bilancia i suoi estremi e vedere da che parte andrà a pendere l’ago: da quella bilancia, passeranno tutte le speranze dei tifosi varesini.
a.confalonieri
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