Roma, 20 feb. (Apcom) – Mentre Walter Veltroni vive il primo giorno da ‘deputato semplice’ e confessa di aver sentito un grande “peso” negli ultimi mesi da segretario, Dario Franceschini è al lavoro per cercare di preparare l’assemblea costituente che sabato dovrebbe eleggerlo come nuovo leader del Pd. Le riunioni sono continue, in mattinata Franceschini ha parlato con Pierluigi Bersani, Piero Fassino e vari altri dirigenti
del partito e nel tardo pomeriggio si è riunito il coordinamento. L’assemblea di sabato, che sarà aperta dalla relazione di Franceschini, si preannuncia tutt’altro che semplice, dietro il via libera dato ieri dal coordinamento all’ipotesi di una segreteria di transizione affidata all’ex vice di Veltroni covano molti malumori e non è da escludere che sabato, davanti ad una platea potenziale di quasi 3.000 delegati, possano accadere colpi di scena.
Già oggi Arturo Parisi ha posto sul tavolo un elemento
imprevisto, annunciando la propria candidatura alla guida del
partito: “Ci batteremo perché la parola ritorni ai nostri
elettori attraverso le primarie. Ma se prevalesse l’idea di
eleggere il segretario direttamente in Assemblea, avanzerò la mia
candidatura in difesa della nostra idea di un Pd che riparta nel
solco dell’Ulivo”. Su una linea simile Stefano Ceccanti, nei mesi
scorsi annoverato tra i ‘veltroniani’, che oggi, contrariamente
alle indicazioni del segretario uscente, si schiera per le
“primarie subito” e annuncia una “mozione”.
Perplesso è anche Enrico Letta, che peraltro è tra coloro che temono che la reggenza di Franceschini possa trasformarsi in una ‘rampa di lancio’ per il congresso. Letta, che ha oggi visto Francesco Rutelli, altro dirigente democratico molto critico rispetto alle scelte degli ultimi giorni, dice, a chi gli chiede se si vada verso la soluzione transitoria: “Temo di sì per via del fatto che ci vogliono tre mesi per fare un
congresso. Io sono tra quelli che andrà a studiare meglio tutte queste cose per capire se è effettivamente così. Se è così andiamo alle Europee con Franceschini. Facciamo il congresso subito dopo le Europee, se è così”. Rosy Bindi, invece, pur dicendo che preferirebbe un “congresso vero”, aggiunge che “davanti al rischio di fare un congresso finto, dominato dalla preoccupazione delle elezioni, meglio rimandare il confronto al giorno dopo le elezioni europee e amministrative”.
Ma c’è anche chi, come Sergio Chiamparino, mette apertamente in
discussione sia l’ipotesi-Franceschini che il congresso
anticipato: meglio un ‘direttorio’, dice, criticando anche
duramente la linea tenuta da Veltroni in questi mesi. “Ora
dobbiamo salvare il salvabile. E da qui alle elezioni propongo
una sorta di leadership collettiva per gestire il momento del
passaggio. Un gabinetto di crisi, un direttorio, chiamiamolo come
si vuole. Ma facciamolo”. E Chiamparino è duro anche sulla
gestione passata: “alla sconfitta alle elezioni politiche fino a
oggi, si è praticata una politica in punta di piedi, fatta di
mezzi passi. Una linea che non ha pagato, e che non pagherà più.
Non dico di entrare come elefanti nella cristalleria, ma ci
vuole determinazione e chiarezza. A questo punto non ha senso
tenere assieme i nostri cristalli con il Bostik”. “Se devo
scegliere tra la conquista di un profilo netto, per il Pd, e una
costante ambiguità, punto sulla prima opzione – continua
Chiamparino -. A costo di perdere qualche componente”. E un ‘no’
ad una “assemblea burocratica” arriva anche dalla sinistra del Pd
di Livia Turco, Vincenzo Vita e Paolo Nerozzi.
Insomma, per Franceschini e Bersani, favorevoli alla soluzione di
eleggere già sabato il sostituto di Veltroni, si prospetta un
fine-settimana difficile, complicato anche dalla composizione
dell’assemblea: quasi tremila delegati, che solo in parte
rispondono ai dirigenti locali. “Se ci saranno 700-800 presenti –
pronostica un parlamentare Pd – l’assemblea potrà essere più
gestibile, ma se verranno in tanti la situazione rischia di
essere più complicata”. E che l’esito non sia scontato lo
dimostrano anche le dichiarazioni di Pierluigi Bersani: “Non ci
sfugge l’esigenza di riflettere a fondo. Bisogna trovare
tempi e le forme migliori per una discussione approfondita e
l’assemblea costituente, che è sovrana, serve a questo”.
Nel frattempo, Silvio Berlusconi ne approfitta per
maramaldeggiare sugli avversari in crisi. Dopo aver ieri negato
una telefonata di fair-play al dimissionario Veltroni, oggi il
presidente del Consiglio ha risposto così a chi gli chiedeva se
un’opposizione troppo debole non potesse costituire un problema
anche per il Governo: “No, ormai è una abitudine. Sono quindici
anni che sono in politica. Mi sono confrontato con sette leader
diversi che poi sono andati a casa. Arriverà l’ottavo e credo non
vorrà tradire la regola della sinistra”.
Adm
© riproduzione riservata










