Roma, 20 feb. (Apcom) – E’ durata esattamente 102 giorni la
prigionia di Caterina ‘Rinuccia’ Giraudo e Maria Teresa Oliviero,
61 e 67 anni, le due suore del Movimento Contemplativo
Missionario Padre de Foucauld di Cuneo rapite la notte tra il 9 e
il 10 novembre scorso a El Wak, nel nord-est del Kenya, da una
banda di miliziani somali vicini a gruppi terroristici di stampo
islamico: ieri il Ministero degli Esteri ha divulgato la notizia
della loro liberazione. “Abbiamo vissuto con tanta angoscia, ma
ora stiamo bene: oggi siamo resuscitate”, le loro prime parole.
“Non ci sono stati blitz nè riscatti”, ha precisato il ministro
degli Esteri Franco Frattini di rientro dall’Afghanistan, che ha
espresso una “immensa soddisfazione” per la liberazione: “La
Farnesina – ha affermato – è molto vicina a tutti gli operatori
umanitari che pongono la loro caritatevole opera al servizio dei
più deboli e bisognosi anche nei contesti più difficili”. Anche
il Vaticano, tramite il direttore della sala stampa padre
Federico Lombardi, ha manifestato una “grandissima gioia: sono
mesi che stavamo pensando e pregando per loro, ora continuiamo a
ricordare tutti coloro che sono ancora nelle mani di
sequestratori”.
Sulle modalità del sequestro delle religiose erano trapelate
poche informazioni: erano state rapite insieme ad alcuni
collaboratori da un commando di 200 uomini armati nella loro casa
vicino al confine con la Somalia, per essere condotte in una
località meridionale del paese del Corno d’Africa. Le missionarie
si trovavano in Kenya da molti anni, dove lavoravano con i
profughi somali: suor Giraudo, infermiera, curava soprattutto i
malati di epilessia.
La Farnesina aveva attivato subito l’Unità di crisi, che ha
lavorato in stretto coordinamento con le ambasciate italiane a
Nairobi e Mogadiscio, mentre la Procura di Roma aveva aperto un
fascicolo per “sequestro a scopo eversivo”.
Nel negoziato hanno avuto un ruolo di primo piano gli anziani
delle tribù locali del Kenia, che hanno cercato di trattare la
liberazione con i capi-tribù somali: in un primo momento anche
l’esercito keniota si era detto pronto ad intervenire
militarmente inseguendo le milizie, ma la Farnesina ha sempre
dato ufficialmente parere negativo ad un blitz.
Anche Benedetto XVI, subito dopo Natale, aveva fatto un appello
per la liberazione delle religiose affinchè “potessero riprendere
il loro disinteressato servizio ai fratelli più poveri”. Quindi
era partita la missione del presidente del Comitato Schengen e
immigrazione Margherita Boniver, che si era recata a Nairobi come
inviato personale di Frattini per favorire un esito positivo
della vicenda: si erano diffuse voci di un riscatto da pagare
(circa 2 milioni di dollari) al quale, però, si sarebbe opposto
il governo keniota, che non avrebbe voluto finanziare
un’organizzazione terroristica somala.
Oggi l’annuncio del rilascio: Caterina e Maria Teresa hanno
raggiunto Nairobi con un volo da Mogadiscio, raggiungendo poi la
residenza dell’ambasciatore italiano in Kenya Pierandrea
Magistrati. “Stiamo bene, siamo resuscitate”, hanno detto,
raccontando di aver superato il periodo di prigionia “grazie alla
fede”, sottolineando di aver instaurato una “bella amicizia” con
i rapitori e ringraziando il Papa e i fedeli che hanno pregato
per la loro liberazione: “I giorni di prigionia sono trascorsi
con tanta angoscia. Abbiamo avuto paura, ma anche tanta speranza”.
I sequestratori, hanno spiegato le suore, “ci hanno trattato
bene: dicevano solo che volevano solo soldi. Con loro parlavamo
abbastanza amichevolmente”. Commentando la liberazione padre Pino
Isoardi, responsabile del Movimento Contemplativo di cui fanno
parte le religiose, ha espresso una “gioia grandissima: non ci
sono state avvisaglie per nessun motivo della liberazione, fino
ad una telefonata alle 13 di oggi. Le sorelle stanno bene, non
sono state maltrattate. In Italia tornano nel giro di 10 giorni:
per ora si fermano a Nairobi”.
Sulla vicenda è intervenuto anche il premier Silvio Berlusconi,
che ha sottolineato la propria soddisfazione per esser riusciti a
lavorare “nella massima riservatezza. E’ stata una cosa difficile
e lunga per la situazione politica della Somalia”, ma “finalmente
ci siamo riusciti”. Il presidente del Senato Renato Schifani,
infine, ha spiegato che “questa è una notizia importante non solo
per la Chiesa, ma per tutto il Paese, che riempie di gioia il
cuore degli italiani”.
Sav
MAZ
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