Roma, 24 feb. (Apcom) – Il disegno di legge sulle intercettazioni
approda in Aula alla Camera per la discussione generale. Partito
Democratico e Italia dei Valori affilano le armi per la prima
battaglia, quella sulla costituzionalità del testo, ma l’unica
apertura ad un miglioramento del ddl arriva dalla relatrice
Giulia Bongiorno. Il governo invece, ieri rappresentato in Aula
dal sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, difende a
spada tratta un provvedimento che disciplina le intercettazioni
che ormai “sono diventate strumento di lotta politica e non di
ricerca della prova”.
Due i punti più contestati del ddl: quello del presupposto dei
“gravi indizi di colpevolezza” per ottenere l’autorizzazione alle
intercettazioni e il divieto di pubblicare tutti gli atti di
indagine, anche per riassunto e anche se non coperti da segreto.
“Il ddl introduce norme molto dannose per la sicurezza dei
cittadini”, attacca la capogruppo del Pd in commissione Giustizia
della Camera, Donatella Ferranti. “Prevedere l’autorizzazione
delle intercettazioni solo in presenza di ‘gravi indizi di
colpevolezza’ è un regalo alla criminalità. Dopo le leggi ‘ad
personam’ adesso il governo passa alle ‘leggi ad criminem'”. Per
Antonio Di Pietro si va “verso uno Stato di Polizia, perché si
potrà arrestare chi si vuole senza che il cittadino lo venga a
sapere. Grazie ad una informazione non sufficiente non si vuole
far sapere ai cittadini quel che accade, quello che sono molti
rappresentanti delle istituzioni. Questa legge non serve ad
assicurare la privacy ma solo all’impunità dei potenti”. L’ex pm
quindi ribadisce che, se il provvedimento diventerà legge,
l’Italia dei valori proporrà un referendum abrogativo.
Il sottosegretario Caliendo replica sottolineando che le intercettazioni “sono diventate strumento di lotta politica e non di ricerca della prova” e rileva come “la necessità di un intervento in materia è coindiviso dall’intero panorama politico” e “se l’opposizione non avesse pregiudizi o preconcetti probabilmente si potrebbe trovare una soluzione condivisa”. Caliendo ricorda che già nella scorsa legislatura si era intervenuti in materia, con il ddl Mastella approvato alla Camera e poi rimasto fermo
al Senato. Già in quel provvedimento era stato stabilito “il divieto di pubblicazione anche parziale o per riassunto degli atti di indagine fino alla conclusione delle indagini preliminari. Una norma votata quasi all’unanimità”. E una stoccata il sottosegretario la riserva anche al Csm che del nostro testo “critica la scelta sul divieto di pubblicazione” mentre “nel 2006 scriveva che pur rilevando critiche apprezzava l’intento del provvedimento, giustificabile dagli abusi emersi dalla cronaca giudiziaria”.
Contro la norma che “avrebbe l’effetto di espropriare i
cittadini del diritto costituzionale ad essere informati in modo
corretto, compiuto e tempestivo eliminando così la loro
possibilità di verificare, nel bene e nel male, il funzionamento
della magistratura” manifesteranno stamattina giornalisti ed
editori insieme in una iniziativa presso la sede dell’Fnsi in
corso Vittorio Emanuele a Roma. “Il governo – scrive l’Unione
Cronisti in una nota – in un solo colpo vorrebbe cancellare gli
articoli 21 e 101 della Costituzione”.
Che quel divieto di pubblicazione degli atti di indagine sia
troppo rigido lo riconosce anche la relatrice Bongiorno, che in
Aula invita a “riflettere se non sia il caso di permettere la
pubblicazione per riassunto degli atti di indagine”. Con la norma
prevista dal ddl “si comprime eccessivamente il diritto di
cronaca”. E poi secondo la relatrice “una dilatazione delle
indagini potrebbe precludere la possibilità di fornire
informazioni di pubblica utilità”. Insomma Bongiorno auspica che
“si arrivi celermente alla riforma che aspettiamo da anni per
tutelare il diritto alla riservatezza” ma “il testo può essere
migliorato”.
La battaglia in Parlamento riprenderà a marzo, dopo lo stop dei
lavori parlamentari della prima settimana, e con i tempi
contingentati e quindi più rapidi. Pd e Idv assicurano che
daranno filo da torcere alla maggioranza mentre più disponibile è
l’Udc, per cui “la riforma sulle intercettazioni è indispensabile
e attesa dal Paese”.
Cep
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