Scuola: 95% lavoratori boccia contratto, Cgil va allo sciopero

Scuola: 95% lavoratori boccia contratto, Cgil va allo sciopero


Roma, 24 feb. (Apcom)
– La bocciatura di massa del nuovo
contratto, espressa dal 95% dei lavoratori attraverso un
referendum durato oltre un mese, ha convinto la Flc-Cgil che la
misura è colma ed i tempi per indire un altro sciopero generale
sono maturi: la mobilitazione, ha confermato il sindacato di via
Leopoldo Serra, si svolgerà il prossimo 18 marzo e abbraccerà
tutto il comparto della conoscenza, università compresa.
L’iniziativa della Flc-Cgil non si limiterà tuttavia a rimarcare
il disaccordo sul rinnovo di contratto di categoria, ma si
muoverà anche contro l’accordo quadro del 22 gennaio sul modello
contrattuale (relativo a tutti i contratti pubblici) e la forte
politica dei tagli avviata dal governo sull’intero settore della
conoscenza.

Un motivo, quest’ultimo, sicuramente condiviso da tutte le
organizzazioni sindacali, ma che probabilmente non risparmierà al
sindacato di Pantaleo di arrivare alla contestazione di metà
marzo in estrema solitudine: Cisl scuola, Uil scuola, Snals e
Gilda, del resto, il contratto sulla scuola l’hanno firmato
(premiando la logica del `meno peggio’ per i lavoratori).

Anche per quanto riguarda gli altri sindacati, ad iniziare da quelli di base, ci sono forti perplessità sulla loro adesione alla protesta: Cub e Cobas hanno già annunciato una propria manifestazione nazionale per il mese di aprile. E l’Unicobas, l’unico sindacato sinora a scioperare nell’anno nuovo (il 13 febbraio) e a non lasciare sola la Flc-Cgil nella mobilitazione-flop del 13

dicembre scorso (meno del 10% di adesioni), non è detto che stavolta aderisca. Certo, i numeri presentati dalla Flc-Cgil fanno pensare ad un malessere reale insito in una categoria che nell’ultimo biennio ha avuto dal governo aumenti appena sopra il tasso d’inflazione: nemmeno 80 euro lordi in media per i docenti e poco più di 50 per gli Ata.

Cifre davvero modeste. E che secondo 351mila lavoratori (il 95%
dei 376.926 che hanno partecipato al referendum, pari al 39% dei
dipendenti della scuola) giustificherebbero ampiamente
l’abbandono del tavolo di contrattazione, all’Aran, deciso dalla
Flc-Cgil lo scorso dicembre (anche se lo `strappo’ aveva origine
nei ben noti dissidi estivi Epifani-Bonanni sulla gestione della
ex Alitalia).

A detta della Cgil il dissenso espresso dai lavoratori per il
rinnovo contrattuale avrebbe un peso specifico che va oltre gli
schieramenti: al referendum, promosso da oltre 4mila assemblee e
svolto grazie all’allestimento di 6mila seggi, avrebbero infatti
preso parte quasi 250mila dipendenti in più, tra docenti ed Ata,
rispetto agli effettivi iscritti alla Flc. Ora è evidente, di
fronte a questi “numeri straordinari”, ha commentato il leader
Mimmo Pantaleo, che quell’accordo è considerato dai lavoratori
“del tutto insufficiente a recuperare il potere d’acquisto dei
salari, a dare risposte al problema dei precari”, a giustificare
gli “scarsi investimenti” per tutto il settore istruzione:
inferiore, superiore ed universitario.

Mercoledì 18 marzo si fermerà, non a caso, anche il mondo
accademico, anch’esso al centro di tagli ed economie di cassa:
tagli, definiti “indiscriminati”, su cui ha puntato l’indice oggi
anche il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. In questo caso lo
stato di disagio dei lavoratori è così evidente che non servirà
nemmeno attendere l’esito del sondaggio di settore sull’intesa
contrattuale raggiunta lo scorso 16 gennaio.

Anche in questo caso la Flc-Cgil ha deciso di puntare i piedi e
non firmare quell’ipotesi di accordo economico. Decisione sinora
ampiamente avallata dai lavoratori: al sondaggio internet
organizzato dallo stesso sindacato, cui hanno sinora aderito
quasi 500 persone, emerge che solo l’11% condivide la sua
sottoscrizione da parte delle altre organizzazioni sindacali. Ora
però quel malcontento, chiede, la Flc-Cgil dovrà esprimersi
sottoforma di sciopero. Il precedente di dicembre non fa ben
sperare. Ma c’è quasi un mese per convincere i lavoratori a non
tradire se stessi. E il sindacato.

Cep

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