Medici varesini a confronto "Quanto caos sull’influenza"

Medici varesini a confronto "Quanto caos sull’influenza"

VARESE «Sui giornali ogni giorno si susseguono informazioni contraddittorie sull’influenza pandemica, e spesso quello che si diceva ieri, oggi non sembra più valido su gravità della malattia, numero di morti, picchi già raggiunti o da raggiungere e su rischi o le qualità del vaccino. Succede perché ognuno si sente autorizzato a dire la propria opinione, da diversi punti di vista, dal farmacista allo specialista, dal pediatra alle mamme passando per autorità di vario livello».

A denunciarlo è stato il presidente dell’ordine dei medici di famiglia Daniele Ponti, aprendo i lavori del convegno organizzato dall’Ordine dei medici di Varese su «Influenza stagionale e nuova influenza da A/H1N1: tra dubbi e certezze», che si è svolto ieri sera all’Atahotel. In platea molti specialisti che si aspettavano dal convegno delle risposte chiare da fornire ai propri assistiti, dall’oncologo cui i pazienti chiedono se sia consigliabile la vaccinazione, all’otorinolaringoiatra cui si rivolgono le mamme per avere chiarimenti sul rischio di complicazioni: «Di solito sono casi che meritano rassicurazioni, ma non saprei se consigliare il vaccino. Io non l’ho fatto», racconta lo specialista Graziano Pavan. E poi precisa «perora», aspettando l’inizio del dibattito. In platea anche Giulio Tamelli, medico di famiglia in pensione scettico sull’opportunità di estendere la vaccinazione a tutti i bambini, anche se sani, come auspicato dal ministro Fazio: «Giusto proteggere le persone con salute già compromessa e quindi a rischio, ma perché sottoporre a vaccino le donne in gravidanza o i bambini sani?». «Mi sembra una misura frutto di un atteggiamento isterico nei confronti della malattia – ha aggiunto il pediatra Luca Monestier – un atteggiamento molto occidentale forse, per cui l’influenzava evitata a tutti i costi, nessuno si può fermare. Ma se una persona sana prende l’influenza non è una tragedia, sta cinque giorni a casa e poi guarisce con un sistema immunitario più forte di prima». Lui, come altri colleghi, ha preferito evitare il vaccino «per diverse perplessità sui tempi della somministrazione visto il livello di diffusione già raggiunto».

Dunque quel clima di incertezza e preoccupazione che aleggia attorno al virus A/H1N1 non risparmia neppure i camici bianchi che hanno partecipato in massa (oltre 350 presenze) al convegno «che non pretende di dare una linea di comportamento riguardo all’opportunità di vaccinarsi oppure no – ha detto il presidente dell’ordine dei medici di Varese Roberto Stella – come ordine abbiamo piuttosto ritenuto opportuno fornire ai colleghi delle informazioni chiare e precise sulla nuova influenza, grazie all’intervento di autorevoli infettivologi e alla presentazione dei dati ufficiali sul contagio in provincia e sulla reale

mortalità». «Ogni anno in Italia la normale influenza stagionale uccide 8 mila persone, a causa delle complicanze, e attualmente, le morti provocate dal virus A H1N1 accertate dal ministero sono 4», ha precisato il primario del reparto infettivi del Circolo Paolo Grossi. Infine, un invito ai colleghi ad evitare generalizzazioni: «È vero che le classi nelle scuole sono decimate, ma il 60% delle sindromi influenzali in circolazione adesso non sono dovute al virus A/H1N1, che rimane una patologia minoritaria, certamente in ascesa, ma che non ha ancora raggiunto il picco». Lidia Romeo

e.marletta

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