VARESE Oggi l’Università dell’Insubria laurea una sessantina di infermieri di cui due su tre sono varesini, mentre gli altri venti ragazzi hanno frequentato i corsi nella sede di Como. Peccato solo che l’Azienda ospedaliera di Varese, il principale punto di riferimento per il loro futuro professionale, abbia già chiuso il bando di concorso per le nuove assunzioni. Naturalmente non c’è alcuna regola che obblighi l’ospedale cittadino (e universitario) ad aspettare che l’Insubria sforni i suoi professionisti prima di lanciare il bando di concorso per le nuove assunzioni, ma vista la mancanza cronica di infermieri da un lato, e la disponibilità di nuovi professionisti dall’altro, sarebbe auspicabile un coordinamento tra i due enti in modo da far incontrare domanda e offerta di lavoro, tanto più che entrambe fanno leva sullo stesso territorio. Un discorso che pare tanto più razionale se si considera che gli studenti della facoltà di scienze infermieristiche dell’Insubria svolgono il proprio tirocinio nelle corsie degli ospedali cittadini. Ambiente che quindi conoscono bene e in cui sono già inseriti. «Non è la prima volta che si verifica questa spiacevole situazione con gli ospedali di Varese», racconta il presidente del Collegio degli infermieri della Provincia di Varese Aurelio Sessa precisando che si riscontra maggiore collaborazione quindi un coordinamento migliore con gli
altri ospedali della provincia. «Certo, in base all’esperienza maturata negli altri anni mi aspetto che tra qualche mese il Circolo dovrà emettere un nuovo bando di concorso per reperire altri infermieri – aggiunge il rappresentante della categoria – ma in questo lasso di tempo la maggior parte dei nostri laureati avrà cercato lavoro altrove. E molti, con ogni probabilità i migliori, lo avranno già trovato e non potranno partecipare al nuovo bando». Una situazione questa che rischia di incentivare quel fenomeno di fuga all’estero dei nostri infermieri, soprattutto verso la vicina Svizzera, che assume un gran numero di infermieri neolaureati all’Insubria. Per avere un’idea delle proporzioni basta pensare che nel Canton Ticino il 40% del personale sanitario, medico e paramedico, è straniero, soprattutto italiano, attratto da retribuzioni che sono quasi doppie rispetto alle buste paga corrisposte dal Ministero del lavoro e della sanità di Roma. Un vantaggio in termini economici per i professionisti varesini che però sono costretti a una vita da pendolari, o peggio a trasferirsi in un paese straniero, e un netto svantaggio per gli ospedali varesini, dove il personale infermieristico è cronicamente sotto organico per effetto del naturale turnover, dei trasferimenti e della difficoltà nel reperire nuovi infermieri giovani e preparati. Sarà anche una questione di tempi?Lidia Romeo
e.marletta
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