di Andrea ConfalonieriRagazzi del Varese, dovete sapere che nessuno fuori dai confini di Masnago crede in voi, nessuno pensa davvero che siate forti, nessuno scommetterebbe un euro su quello che state facendo. Sono tutti convinti che prima o poi scoppierete per aria e vi considerano una sorta di scherzo dalla natura e della classifica.Basta quantificare lo spazio insignificante che continuate ad avere sui giornali sportivi dove imperano un giorno sì e quello dopo pure il Novara, la Cremonese e perfino l’Alessandria. Certo, qualche volta si interessano anche a voi, ma perché vi ammalate in massa di influenza suina o perché il vostro mister Sannino è visto come un eretico o un sobillatore, e magari regala sempre il titolo a effetto. Basta misurare, se c’è un metro abbastanza lungo per riuscirci, le parole di avversari come il Novara piene di aggettivi, di trionfalismo, di arroganza, di sufficienza per una serie B che nessuno merita più di loro. O quelle dell’Alessandria che vi accusa di rubacchiare punti a destra e a manca grazie alla capacità di picchiare, di intimidire, di barare.Di fronte a un panorama così desolante e piccino, in cui voi siete dipinti come nature morte, cari ragazzi del Varese, noi crediamo che abbiate già vinto in partenza e dobbiate fare soltanto un passo in avanti: crederci ancora di più, picchiare ancora di più, arrabbiarvi ancora di più. Nessuno di voi esce mai lindo dal campo e anche ieri quattordici magliette bianche sono tornate negli spogliatoi sporche di fango, strappate e vissute fino alla fine. Ma ci aspettiamo
ancora più cattiveria, più fuoco, più rabbia perché quando rotolano davanti alla porta avversaria sei o sette palle gol come ieri non ci si può fermare a miagolargli addosso. Bisogna colpirle talmente forte da spaccarle in quattro, lasciare il segno dei tacchetti sul cuoio e dire: questo gol è per chi ci crede, quest’altro invece è per chi non ci crede e avanti così fino a chiudere partite già vinte, senza rischiare di pareggiarle, come quella di ieri, come quella di Busto, come quella di Como.Caro Ebagua, caro Del Sante, caro Zecchin: è difficile domandare a chi ha un bagagliaio così pieno di classe, numeri e anima come il vostro di metterci dentro anche qualcosa in più. Ma noi lo facciamo lo stesso e ve lo chiediamo: andate su ogni pallone come se fosse l’ultimo, come se fosse un treno che passa una volta e non torna più. Più gli altri non credono in voi, più dovete crederci voi. Credeteci di più perché per tutte le altre squadre del girone la serie B è un peso, è un dovere, è un diritto mentre per voi è soltanto un sogno. Ma alla fine è con i sogni che si cambia il mondo, non con le certezze di avere già vinto, e in questo momento soltanto voi ne avete uno. Lasciate pure agli altri la sensazione di essere arrivati e pensate all’esempio dell’Alfredo sulla sua carrozzina: a chi non lo conosce e lo guarda per la prima volta può apparire debole, ma in realtà è l’uomo più forte del mondo.
a.confalonieri
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