BUSTO ARSIZIO Paolo Castiglioni fu certamente aggredito il 14 maggio nel suo appartamento di via Monte Grappa a Sacconago. L’uomo, pensionato di 74 anni, è stato picchiato selvaggiamente e fu il pestaggio a decretarne la morte. E Castiglioni restò vivo per almeno 48 ore in uno stato di soporosa agonia sul pavimento della cucina: la morte sopraggiunse molto dopo l’aggressione e l’anziano, forse, si sarebbe potuto salvare. E’ una perizia medico legale lucidissima e senza incertezze quella depositata nei giorni scorsi dal medico legale Maria Luisa Pennuto su disposizione del pm Massimo Baraldo.
LE LESIONI
E’ una perizia che aggrava parecchio la posizione dell’unico indagato: Stefano Castiglioni, 41 anni, figlio della vittima, disoccupato e con trascorsi di tossicodipendenza, fermato una settimana dopo la scoperta del cadavere dell’anziano avvenuta domenica 17 maggio, 3 giorni dopo l’aggressione. Fu il figlio stesso a dare l’allarme: secondo la sua versione quella domenica entrò in casa e trovò il padre esanime. Fu lui a chiamare il 118 paventando la possibilità di una brutta caduta. Ma la perizia medico legale esclude questa possibilità: ad uccidere Castiglioni senior sono stati calci e pugni sferrati con estrema violenza. Le ecchimosi sulla tempia desta della vittima (un colpo avrebbe causato una violenta emorragia celebrale) e sul dorso (costole spezzate e addirittura la rottura di un rene) non lascerebbero spazio a dubbi eventuali per il perito nominato dalla procura: nemmeno una bruttissima caduta da un’alta scala (per altro assente nell’abitazione) avrebbe potuto provocare questo tipo di danni. Di più: Castiglioni, sempre stando alle analisi medico legali, non sarebbe morto sul colpo. Sarebbe rimasto per almeno 48 ore in stato soporoso, causato dal violento trauma subito alla testa.
UN’ULTERIORE ARMAPer l’accusa è un’arma ulteriore: Stefano Castiglioni, stando alla procura, avrebbe picchiato il padre con violenza selvaggia lasciandolo agonizzante e quindi omettendo di soccorrerlo. Questo fatto, se acclarato, spunterebbe l’arma difensiva dell’omicidio preterintenzionale: non un violento litigio finito male in modo inaspettato, ma una lenta agonia. L’accusa potrebbe rafforzare davanti ai giudici l’ipotesi dell’omicidio volontario. Il fermo del figlio è avvenuto dopo che gli inquirenti avevano individuato un possibile movente: il quarantunenne litigava spesso con il padre ed era, a detta
di parecchi testimoni, sempre a caccia di soldi. Nell’ultimo periodo le violente liti con il genitore riguardavano l’amicizia tra l’anziano e una ragazza ivoriana al quale l’uomo aveva prestato denaro. Il figlio temeva che alla giovane fosse destinata un’eredità. Dopo il fermo Stefano Castiglioni, che si è sempre detto innocente, ha presentato ricorso al tribunale del Riesame di Milano chiedendo la scarcerazione o i domiciliari. Ricorso rigettato dai giudici: Castiglioni resterà in carcere a Busto, mentre si avvicina la chiusura delle indagini.
m.lualdi
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