Obama, manovra da 3.600 miliardi: guerre, clima, banche

New York, 27 feb. (Apcom) – Per “rompere con il passato” servono “scelte difficili”. E una finanziaria da 3.600 miliardi di dollari. Tanto vale la prima manovra economica del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, – quella relativa all’anno fiscale 2010 che inizierà il prossimo 1 ottobre, – che rappresenta un mastodontico connubio di manovre fiscali, tra cui i tagli sulle tasse della classe media e i rialzi per i cittadini più

abbienti, e tagli della spesa fino a 2.000 miliardi di dollari che dovrebbero contribuire a porre fine a “un’era di profonda irresponsabilità”. Obama non si è fatto intimidire dalla grave situazione in cui versa il Paese e, chiedendo tra l’altro finanziamenti supplementari per la guerra in Iraq e Afghanistan, ha messo a punto l’agenda più ambiziosa da quella con cui Lyndon Johnson nel 1964 delineò la strada per creare la sua “grande società”.

La bozza della manovra economica, – 134 pagine cui farà seguito
il documento finale atteso tra la metà e la fine di aprile, –
fissa le basi per una vera e propria ristrutturazione del sistema
attuale, attraverso cambiamenti sostanziali nei campi
dell’assistenza sanitaria, della politica energetica e
dell’istruzione. Obama, come promesso durante la campagna
elettorale, alzerà le tasse ai cittadini più abbienti, ridurrà
quelle della classe media e andrà verso la riforma sanitaria
tramite la creazione di un fondo da 634 miliardi di dollari che
dovrebbe rappresentare una sorta di “acconto” sulle spese che
dovranno essere sostenute. “La crisi non è il risultato di uno
normale ciclo economico né un incidente storico, siamo arrivati a
questo punto a causa di un’era di irresponsabilità che ha minato
le istituzioni pubbliche e private”, ha scritto Obama nel
messaggio che occupa le prime quattro pagine del documento
inviato al Congresso.

“Dobbiamo essere onesti con noi stessi su quali costi sono cresciuti esponenzialmente, perché in questo modo verremo a patti con le scelte difficili a cui andiamo incontro”, ha detto Obama presentando la manovra economica, che non dipinge uno scenario roseo per l’anno in corso, ma che lascia motivi di ottimismo per gli anni successivi durante i quali si dovrebbe arrivare a un dimezzamento del deficit a 533 miliardi di dollari entro il 2013, ovvero entro la fine del primo mandato del presidente. Il

rosso degli Stati Uniti si dovrebbe attestare nel 2009 a 1.750 miliardi di dollari, – il 12,3 per cento del Pil, un livello mai raggiunto dal 1942 – per poi scendere a 1.171 miliardi nel 2010, l’8 per cento del Pil, mentre le spese dovrebbero attestarsi nell’anno fiscale 2010 a 3.606 miliardi di dollari, contro i 3.724 miliardi dell’anno precedente. In ogni caso, Obama ha detto di “avere già identificato” alcune aree su cui intervenire per ridurre le spese di 2.000 miliardi di dollari.

Tra gli obiettivi della finanziaria c’è anche il tentativo di
riportare stabilità sui mercati finanziari, prevedendo lo
stanziamento di ulteriori 250 miliardi di dollari per completare
la manovra di soccorso del mercato finanziario e del comparto
bancario americano. I fondi si andrebbero ad aggiungere ai 700
miliardi di dollari già stanziati nell’ambito del Tarp, il piano
di soccorso varato dall’amministrazione Bush e che il Governo
Obama intende appunto modificare. Nella finanziaria è chiarito
che le riserve sarebbero utilizzate per favorire l’acquisto di
asset tossici per complessivi 750 miliardi di dollari, il che
potrebbe portare infine a un raddoppio della cifra originaria.

Cep

© riproduzione riservata