VARESE Prima il capello e poi le urine. Il primo a sottoporsi al test antidroga a Varese è stato il consigliere del Pdl Stefano Clerici (nella foto), che si è recato di sua volontà ieri pomeriggio all’Asl per farsi eseguire il controllo. Un gesto che serve per rientrare nell’operazione di trasparenza, auspicata, dopo il test sui parlamentari, anche a livello locale. Ma anche per rispondere alla richiesta della Lega Nord di eseguire per tutti i consiglieri, ad inizio dicembre, il test.«Ritengo che sia un gesto di responsabilità sottoporsi a questi esami e poi rendere pubblici i risultati – commenta Clerici – ma proprio perché di trasparenza si tratta, è fondamentale che l’iniziativa parta dai singoli politici, senza nessun ordine dall’alto. Il dibattito che è stato aperto dal Carroccio, in questi giorni, a Varese mi sembra molto strumentale. Per questo ho deciso di giocare d’anticipo. Quando il test di gruppo verrà fatto ai consiglieri, io presenterò i miei risultati fatti per tempo ed a mie spese».I risultati
degli esami a cui Clerici si è sottoposto ieri si avranno infatti solo tra 15 giorni. Il consigliere avrà quindi tutto il tempo necessario per avere la documentazione da presentare in consiglio, visto che la proposta del test ai consiglieri del lumbard Emanuele Monti verrà discussa oggi in una riunione dei capigruppo e, se verrà approvata, potrà essere realizzata soltanto all’inizio di dicembre.«Penso in ogni caso che sottoporsi al test antidroga sia doveroso – prosegue Clerici – ma non solo da parte dei politici. C’è infatti tutta una categoria di professionisti, che rivestono ruoli chiave nelle amministrazioni pubbliche, ai quali spettano le stesse responsabilità dei politici. Proporre il test in consiglio, emulando quello che viene fatto in Parlamento, mi è sembrato solo una strumentalizzazione. O questi test diventano un requisito fondamentale per accedere alle cariche pubbliche, non solo politiche, oppure ognuno deve essere lasciato libero di decidere se farlo o no secondo coscienza. In ogni caso, il costo di questi esami non deve ricadere sulle casse pubbliche».
e.marletta
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