BUSTO ARSIZIO E’ un dopo partita all’insegna della polemica, anche se nessuno nasconde la grande l’ingenuità che ha permesso il pareggio al 94’ del Sorrento. Un gol, quello patito in extremis, che divide a metà l’animo di Matias Urbano: deluso per la beffa, felice per essere finalmente è andato a segno. «Così i tifosi hanno potuto vedere il mio gesto di contentezza quando segno», dice. Ovvero: il “pescadido”, il movimento del pesce appena pescato che si dibatte nella rete. Il gol aveva aperto le speranze tigrottr. «La vittoria sarebbe stata meritata per la nostra gente – commenta – anche perché ci avrebbe dato la spinta per uscire fuori definitivamente dalla brutta classifica. Però abbiamo giocato una bella partita, abbiamo giocato tutti a calcio e la gente lo ha capito e ci ha sostenuto». Pensava a ben altra festa, il gaucho, per il suo primo gol in Italia: «Era dal mese di giugno che non segnavo – ricorda – L’ho fatto in Argentina nel Newells e avevamo vinto per uno a zero. Peccato oggi non
aver portato a casa i tre punti, ma come squadra ci siamo: andremo avanti in classifica».L’analisi di Geppino Rinaldi è tutta concentrata sulla dinamica del gol del pareggio sorrentino. Racconta il difensore: «Ho buttato fuori la palla volontariamente per permettere ai sanitari di entrare in campo e soccorrere Sarno che era a terra per aver preso un pugno. I loro giocatori lo sapevano, ma sono stati antisportivi: hanno giocato e noi ci siamo lasciati fregare. Ma la ruota gira per tutti, prima o poi capiterà anche a loro».Mister Novelli aveva interpretato il gesto di Rinaldi come una consuetudine perché lo aveva allenato a Foggia. Caustica la risposta del difensore tigrotto: «Novelli? Chi è ? Non lo conosco. Non ho mai buttato fuori quando mancano pochi secondi dalla fine. Si vede che non mi conosce. Non ci si comporta in quella maniera, ma purtroppo si vede che a lui va bene così per fare punti. Mi piacerebbe sapere cosa direbbero se succedesse una cosa simile alla partita di ritorno con noi che ci comportiamo da antisportivi».
e.romano
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