di Andrea ConfalonieriMONZA Dall’1-0 all’1-3 in sei minuti, dall’87’ al 93’: questa lezione sarà la partita della svolta. Questa lezione serve più del pareggino che il Varese avrebbe magari potuto congelare se in campo ci fossero stati Mauro Milanese (ritirato), Zecchin (sostituito), Sannino (espulso) o una vecchia volpe per dire: «Ragazzi, finiamola qui perché può andare solo peggio». Il leader della promozione l’aveva fatto un anno fa a Ivrea (2-2) e San Bonifacio (0-0) quando, fiutato il vento che stava cambiando, capì che nelle pieghe di una gara dominata dal Varese c’era puzza di beffa. Lo stesso odore che ha accompagnato la bomba sganciata da Eramo – l’unico dei mille brianzoli che ieri ci credeva davvero – infilatasi da trenta metri nell’angolino alto più lontano di Moreau. «Finiamola qui» avremmo dovuto provare a dire ai monzesi. Finiamola qui perché se un Monza già morto e sepolto che stava andando a casa insieme al suo allenatore ti riprende in quel modo mentre la curva varesina canta da mezz’ora, dopo può solo vincere e tu finire all’inferno.Nessuno ha pensato di salvare il pareggio: perché? Stavamo volando tutti troppo alto per apprezzare qualcosa di così piccolo come un punto. Volevamo e volevano troppo, non hanno ottenuto niente o peggio qualcosa hanno ottenuto, come canta la curva di casa, ma non è la vittoria.Alla lunga, però, farà meglio questa lezione piuttosto che essere tornati a Masnago con un
punticino in più. E la lezione, da decifrare, è questa. 1) Se per la quarta partita consecutiva non hai la freddezza e il cinismo per chiudere il risultato sul 2-0 nel primo tempo, guarda a caso sempre con Del Sante, è già tanto che hai vinto le precedenti tre. 2) Non ci si può permettere di rimanere in dieci uomini per la quinta partita su quindici giocate (Radi a Crema, Carrozza a Benevento, Camisa col Sorrento, Pisano a Viareggio, Osuji ieri): alla fine paghi dazio una volta sola, e molto oltre il dovuto, per tutte quelle in cui non l’hai fatto. 3) Appena ha trovato un appiglio in una gara che il Varese non perderebbe nemmeno se la rigiocasse cento volte, l’arbitro ha quasi goduto nel fare lo sgambetto agli uomini di Sannino (dalla sua espulsione, ogni decisione è stata a favore dei padroni di casa), forse soltanto per farla pagare a un allenatore così veemente nella sua spontaneità da essere nel mirino di tutti, e con lui i biancorossi. Tutti, compreso chi esercita il potere.La curva ha iniziato a cantare quando il Varese è rimasto in dieci, a venticinque dalla fine, e non ha smesso nemmeno quando il mondo si è capovolto, rivoltandosi contro i biancorossi. Più pioveva e più cantava. Più soffriva, più cantava. Più subiva gol, più cantava. Fino alla fine, forza Varese. Questa sconfitta sarà la madre di molte altre vittorie.
a.confalonieri
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