Cocaina e morfina nelle acque di Varese

Cocaina e morfina nelle acque di Varese

VARESE Nelle acque dei nostri scarichi domestici ci sono farmaci e droghe, sostanze tossiche che poi si riversano nei laghi e nei fiumi, non si sa ancora con quali rischi per l’uomo e per l’ambiente. Questo pomeriggio, al De Filippi, sono stati presentati i risultati di uno studio realizzato dal dipartimento Ambiente-salute-sicurezza (Dass) dell’Insubria che ha coinvolto i due depuratori di Varese, quello di Pravaccio sull’Olona e quello di Bardello sul lago di Varese. La droga presente in concentrazioni maggiori è la «Beg», principale metabolita della cocaina. Di quest’ultima, da una stima approssimativa condotta nel depuratore di Pravaccio, risulta un consumo medio di 3,6 dosi al giorno ogni 1000 abitanti. Il consumo è più alto nella zona che afferisce al depuratore del Bardello, con 4,8 dosi al giorno ogni 1000 abitanti. La cocaina in ingresso al depuratore di Varese-Pravaccio presenta picchi massimi in corrispondenza del fine settimana. Così come la morfina, senza però significative differenze fra i due depuratori. I composti farmaceutici riscontrati appartengono alle categorie terapeutiche di uso più comune. Nei nostri scarichi, attraverso le urine,

finiscono quindi cardiovascolari, antiepilettici, antibiotici e analgesici-antiinfiammatori. Da una prima analisi comparata fra i due impianti, risulterebbe più efficiente, in termini di rimozione del carico complessivo di farmaci, il depuratore del Bardello, verosimilmente in ragione dei maggiori tempi di ritenzione all’interno dei comparti biologici di depurazione. Sono in fase di studio nuove tecnologie capaci di rimuovere efficacemente questi micro-inquinanti preservando l’ambiente dal ricevere tali sostanze (ci sta lavorando il dipartimento Dass, in collaborazione con il Politecnico di Milano-dipartimento Diiar). Farmaci e droghe, infatti, sono inquinanti ambientali, dai potenziali effetti tossici per uomo ed animali. In collaborazione con il Centro antiveleni dell’ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano, i ricercatori stanno studiando il rischio tossicologico legato all’esposizione cronica dell’uomo a farmaci e droghe d’abuso. Un aspetto ancora poco investigato a causa delle difficoltà insite nelle basse concentrazioni alle quali tali microinquinanti sono rinvenuti nell’ambiente. I risultati delle ricerche dovranno condurre a valutazioni tali da raccomandare, o meno, alle pubbliche autorità, l’applicazione di specifici limiti nelle acque che, ad oggi, non esistono né in Italia né all’estero. Adriana Morlacchi

s.bartolini

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