Roma, 4 mar. (Apcom) – I figli devono portare il cognome paterno
anche se il comportamento di papà è discutibile. La Cassazione ha
respinto la richiesta di una madre che avrebbe voluto
“cancellare” l’ex marito anche dalla “carta d’identità” della sua
bambina, costretta a fare i conti con un padre che non si è mai
fatto vivo. I giudici della prima sezione civile però, con la
sentenza 4819, ricordano che i figli nati dal matrimonio, o una
volta avvenuto il riconoscimento dei figli naturali, questo
comporta l’assegnazione ai bambini del cognome del padre. Non
basta che il genitore poi non si sia fatto più vivo, sul piano
affettivo e umano, per sostituire il cognome con quello della
madre.
Il caso riguarda una donna napoletana che, dopo la sentenza
della Corte d’appello partenopea che ha condannato l’ex compagno
a versare 650 euro al mese a titolo di assegno di mantenimento
per le figlia minore, è ricorsa in Cassazione chiedendo anche di
essere autorizzata a togliere alla bambina il cognome del padre.
“La conservazione del cognome paterno – sosteneva la donna nel
ricorso – può comportare gravi danni perché ogni volta che si
presenterà con il cognome del padre” il minore ricorderà “la
perdurante assenza del padre e il fatto lacerante del suo
abbandono”. Una tesi che la Cassazione non condivide per nulla:
anche se il papà “è venuto meno ai propri obblighi naturali –
scrivono i giudici – lasciando la figlia priva dell’apporto
affettivo, è da escludere che il diritto del minore possa essere
influenzato direttamente da valutazioni circa la correttezza del
comportamento del genitore”.
Roo
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