Bossi, poeta bosino “Il dialetto a Sanremo”

Bossi, poeta bosino “Il dialetto a Sanremo”

VARESE Ha il sapore del ritorno a casa l’ingresso di Umberto Bossi, ieri pomeriggio all’ex Rivoli, alla tradizionale manifestazione natalizia organizzata dal cenacolo dei poeti bosini. Un applauso ha accompagnato il ministro, prodigo di strette di mano e battute. E del resto Bossi, tra i custodi della lingua dei padri, gioca in casa. Lui stesso fu ammesso al cenacolo dall’allora presidente del gruppo – Tino Rossi – quale riconoscimento per l’impegno nella difesa e nella valorizzazione del dialetto. Proprio per suggellare quella storica adesione a Bossi, ieri, Luigi Molinari, altro storico autore bosino, ha consegnato il quaderno in cui fu registrato l’ingresso. Storia di una serata di 22 anni fa al circolino di Avigno ed è comprensibile che

ora, chi c’era, ritrovi il ricordo con particolare commozione. «Stanno cancellando la nostra lingua – ha detto Bossi – per questo bisogna reagire, bisogna scrivere le canzoni in dialetto, portarle a Sanremo, viene usato il napoletano, non vedo perché non si possa utilizzare il lombardo. Se non si fa così finirà che la nostra lingua verrà parlata e compresa da sempre meno persone». Non è la prima volta che la Lega estrae dal cilindro il tema del dialetto e di Sanremo. Anche se, almeno per il momento, la possibilità di una sezione specifica al festival è di fatto caduta nel vuoto dopo che è stata respinta una proposta in tal senso formalizzata al consiglio comunale della cittadina ligure.

Le radici, l’identità locale, in sostanza, sono valori che secondo il senatur vanno tenuti vivi e coltivati, il più possibile tra la gente: «Andate nelle piazze a recitare le poesie in dialetto» ha detto spronando il gruppo dei bosini a non chiudersi al proprio interno. Questi temi sono cari a Bossi e del resto la sua adesione al cenacolo non fu una decisione casuale. Allora componeva poesia e tuttora lo fa. Anche se meno di frequente: «Ogni tanto trovo qualcosa nei computer, in quello del mio ufficio di Milano soprattutto». Poesia e canzone tanto che non ha esitato un istante di fronte all’invito (Giuliano Mangano alla chitarra) di intonare un classico come «O mia bella madunina». «L’ho cantata anche l’altra sera a Berlusconi, vuol dire che sta riprendendosi» ha detto richiamando l’incontro nella villa del cavaliere ad Arcore.

Quello degli auguri natalizi dei poeti bosini è ormai una vera e propria tradizione. La prima edizione della manifestazione risale a 23 anni fa e si deve all’iniziativa di Tino Rossi e Luigi Molinari, autore e lettore ieri di versi molto profondi («Spécc du la vita»). Molinari ha affrontato e superato un male come l’ictus ricevendo l’incoraggiamento da Bossi, seduto in platea tra il sindaco Attilio Fontana e il presidente della Provincia Dario Galli: «Su su, sei ancora sulle tue

gambe».Bossi sul palco ha anche fatto due parole sul «federalismo fiscale», il progetto dei progetti, la missione numero uno della Lega nella stanza dei bottoni. Il ministro si è detto fiducioso sulla vitalità dell’esecutivo e sulla possibilità che l’autonomia possa diventare realtà. «Federalismo fiscale vuole dire che il demanio dello stato verrà trasferito ai comuni – ha detto – penso ai palazzi, alle terre e allora sì che Fontana, che oggi si lamenta perché non ha i danée, potrà essere soddisfatto».

E. Ma.

f.tonghini

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