Il Cairo, 4 mar. (Apcom) – Oggi il Tribunale Penale
Intenrazionale dell’Aia deciderà se spiccare o no un mandato di
arresto nei confronti del presidente sudanese Omar el Bashir per
crimini di guerra, genocidio e reati contro l’umanità in Darfur.
Un’eventualità che ancora ieri, alla vigilia della decisione, la
Lega Araba ha valutato criticamente osservando che tale scenta
potrebbe “pericolose conseguenze” sulla pace nel Darfur.
Respingiamo la politica dei due pesi e due misure e le
politicizzazioni dei principi della giustizia internazionale”,
affermano i capi della diplomazia nel comunicato, ribadendo
l’opposizione dei Paesi arabi a “tutto ciò che attenta alla loro
sovranità e ai simboli dei loro Stati” ha detto la Lega araba in
un comunicato diffuso al termine di una riunione dei ministri
degli Esteri arabi al Cairo.
Nel suo comunicato, la Lega araba ha inoltre rinnovato la sua
richiesta al Consiglio di sicurezza dell’Onu di “rinviare tutte
le decisioni del Cpi al fine di dare opportunità agli sforzi di
pace”.
Da mesi, le Lega araba e l’Unione africana reclamano la
sospensione per un anno di tutte le decisioni del Cpi. Sempre
ieri il procuratore della Corte penale internazionale, Luis
Moreno-Ocampo, aveva invece dichiarato che esistono “prove
pesanti” contro Bashir.
Il presidente sudanese, da parte sua, ha avvertito che una
decisione del Cpi contro di lui non avrebbe “alcun valore”.
“Non varrà neanche l’inchiostro con il quale è stata scritta”, ha
detto ieri, nel corso dell’inaugurazione di una grande diga a
Meroe, 500 chilometri a nord di Khartoum.
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VGP
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