<+G_SQUARE><+G_TONDO> La paura dello straniero rischia di far chiudere la scuola. Accade a Varese, e più precisamente nel rione di Biumo, uno dei più multietnici della città che, in base alle iscrizioni presentate entro la scadenza del 28 dicembre rischia di non avere alcuna classe prima alle elementari Cairoli (solo nove piccoli alunni l’hanno scelta, mentre le nuove norme introdotte dal decreto Gelmini prevedono un minimo di 15 alunni per classe).
In più sarebbe in netta difficoltà anche la rinomata media Righi che, come la Cairoli, fa parte dell’Istituto comprensivo Varese 1: qui le nuove iscrizioni per il primo anno sono poco più di 40, cioè un numero appena sufficiente a formare due sezioni che sono pochissime se si considera che il bacino «naturale» di utenza permetterebbe il doppio delle classi mentre le terze che faranno gli esami a luglio sono 5
TIMORI SULLA DIDATTICA
A denunciarlo è la lettera di una mamma, italiana, che ha deciso di iscrivere sua figlia più piccola alla Righi quest’anno «proprio per l’esperienza estremamente positiva che ha avuto mio figlio più grande, oggi in terza». Si chiama Maria Vittoria Petrucciani, è un’insegnante ed è presidente dell’associazione genitori della scuola: «Sono veramente sconcertata della fuga da una scuola che conosco bene e che mio figlio frequenta ogni giorno con entusiasmo e dove ha imparato in modo ottimo non solo l’italiano, la matematica, le lingue straniere, la storia e la geografia, ma anche ad essere e farsi prossimo per gli altri, ad ascoltare, a comprendere e ad accogliere. E non è poco». Ma se questa scuola è così valida, perché non si iscrive più nessuno? «Tutta colpa dei pregiudizi – risponde la mamma – ci sono genitori che pur non avendo mai messo piede in questa scuola – perché gli openday quest’anno sono andati praticamente deserti, spiega – sulla base del sentito dire si convincono che stranieri, ripetenti e ragazzi di bassa estrazione sociale sono troppi qui, rallentano il programma e abbassano il livello. Ma non è vero – racconta – Mio figlio è inserito in una classe con alunni stranieri, alunni in difficoltà o ripetenti, ma il programma didattico non ha subito alcun rallentamento in questi tre anni e l’anno prossimo si iscriverà al liceo classico». «Se lasciamo morire la scuola, muore anche il rione», conclude.
LA DIFFERENZA INGANNA«É vero che alla Righi un alunno su tre è straniero, ma di questi stranieri nove su dieci sono nati in Italia, parlano benissimo la nostra lingua, che poi è anche la loro madrelingua, e hanno frequentato tutte le scuole prima di arrivare alle medie». Ad affermarlo è il preside dell’Istituto comprensivo Varese Uno, Salvatore Falzone, che sottoscrive la denuncia di questa mamma e anzi rincara la dose chiamando alle proprie responsabilità l’amministrazione pubblica, dal Comune al Provveditorato «cui ho più volte inviato delle lettere per chiedere di intervenire su questo calo improvviso e verticale delle iscrizioni registrato ultimamente,
anche solo con una campagna di sensibilizzazione rivolta ai genitori. Ma non ho ottenuto alcuna risposta concreta», afferma il preside. La cosa buffa è che la forte presenza di alunni di origine straniera viene percepita come un grosso problema proprio alla Righi, cioè in quella scuola che per prima si è impegnata nell’accoglienza e nell’inserimento di ragazzi che vengono da lontano, e che quindi ha più esperienza. «Una scuola ricca di attività e di insegnanti validissimi per colpa del pregiudizio di troppi si sta svuotando», spiega il preside con riferimento a tutto l’Istituto. L’unica scuola ancora molto richiesta è l’Addolorata. Lidia Romeo
e.marletta
© riproduzione riservata













