Salute; Disturbi premestruali, solo 30% donne ne parla con medico


Milano, 5 mar. (Apcom)
– Per 43 italiane su 100 compromettono la
vita sociale, per il 53% quella di coppia, quella lavorativa o
scolastica per il 70%. Sono i disturbi premestruali – mal di
testa, irritabilità, instabilità dell`umore, alterazioni del
sonno, gonfiore, stanchezza – che costringono il 25% delle donne
a rimanere a casa per un giorno o più al mese. È quanto emerge
dal sondaggio condotto dalla Società Italiana di Ginecologia e
Ostetricia (Sigo), su un campione di 743 donne.

Solo il 30% parla dei disturbi col ginecologo: chi lo fa ottiene
in genere una risposta appagante. Il 22% ha utilizzato la pillola
contraccettiva per risolvere il problema con un grado di
soddisfazione elevato nel 75% dei casi. Una donna su due (51%)
non parla con nessuno del problema e sceglie soluzioni fai da te:
il 62% aspetta che passi, il 30% assume farmaci antinfiammatori o
antidolorifici. Rimedi temporanei e poco efficaci: il 46% delle
donne si dichiara per nulla o scarsamente soddisfatta.

Per migliorare il livello di consapevolezza sui sintomi
premestruali e la loro gestione la Sigo ha promosso un opuscolo
rivolto alle donne: tra i consigli, il “diario mestruale” per
prendere nota dei disturbi correlati al ciclo, e riportarli in
maniera fedele allo specialista. Il booklet verrà distribuito da
oggi negli ambulatori dei ginecologi e dei medici di famiglia.

La “tensione” premestruale rappresenta uno fra i disturbi più
diffusi: è causata dalla ritenzione idrica che comporta gonfiore
e indolenzimento addominale e mammario (entrambi al 54%). Può
interessare fino all`80% delle adolescenti. Il professor Felice
Petraglia, direttore della clinica ostetrica e ginecologica
dell`Università di Siena, dice che “Il percorso tipico prevede
che le ragazze trascurino il problema, per rivolgersi al
ginecologo solo quando aumenta il numero dei sintomi, la loro
intensità e la durata. Gli estroprogestinici rappresentano in
genere la soluzione proposta in prima battuta, anche se in alcuni
casi la sintomatologia compare nella settimana di sospensione. Un
problema risolto con la nuova pillola”.

Solo il 18% delle donne che hanno partecipato al sondaggio
utilizza gli anticoncezionali ormonali orali, percentuale in
linea con la media italiana: in testa la Sardegna (28,6%) seguita
da quasi tutte le regioni del nord. Il Veneto è quella con le più
basse percentuali (16,1%), decisamente inferiori rispetto alle
zone più industrializzate del Paese (Lombardia, Piemonte, Emilia
Romagna, Toscana). Segue il sud, con i livelli minimi di Campania
e Basilicata, dove non si raggiunge l`8%.

Dati che confermano la resistenza nei confronti di questo
contraccettivo. A preoccupare di più sono due aspetti: non
ingrassare e non avere la cellulite. Problemi che si risolvono
con la pillola giusta. “Se si pensa ai molteplici benefici
extracontraccettivi, come la prevenzione e il trattamento di
disturbi del ciclo, della sindrome premestruale, del rischio di
cisti ovariche e mammarie benigne, di fibromi o di endometriosi,
si può facilmente considerare la pillola come un concreto aiuto
per la miglior conservazione della fertilità femminile” sostiene
il professor Andrea Genazzani, direttore della cattedra di
ostetricia e ginecologia all`Università di Pisa.

Mon

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