VARESE Arriva lo stop alle classi ghetto e scatta unanime l’applauso della scuola varesina. Anche se i nostri presidi non rinunciano a togliersi qualche sassolino dalle scarpe: il Ministero arriva con qualche anno di ritardo rispetto alle esigenze contingenti degli istituti che nel frattempo si sono dovuti arrangiare da soli e con i pochi soldi a disposizione. La presenza imponente e crescente di stranieri nelle classi insomma non è certo una novità dell’anno per i varesini. Soltanto nel 2007 e soltanto in città eravamo arrivati a una dozzina di scuole finanziate con il fondo per le Afpm – aree a forte processo migratorio; ce n’è almeno una per ognuno dei sette distretti scolastici, oltre a quattro istituti superiori (il Daverio, il Manzoni, l’Einaudi e l’Isis).Era ora», commenta la vicepreside del distretto di Varese 1, Daniela Petrozzi. «Cercare di regolare la quota di alunni stranieri presenti in ogni classe è corretto e una scelta di questo tipo era necessaria. Il fatto è che poteva essere fatta molto prima». A sottolinearlo non a caso è una dei responsabili del primo distretto scolastico del capoluogo, proprio quello che accoglie la più sostanziosa quota di stranieri. In tutto sono ben 107 se si sommano quelli che frequentano l’Addolorata, la Cairoli e la Mazzini, le tre scuole primarie che insieme contano 306 bambini; un numero che tradotto in percentuale arriva al 35%, sforando, almeno sulla media complessiva, il tetto massimo del 30% imposto dal ministro Gelmini con la nota diffusa nei giorni scorsi e chiamata «indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana». Ma il quadro peggiora ulteriormente guardando le scuole medie. Alla Righi 95 bambini su 244 iscritti sono stranieri, vale a dire che i “non italiani” raggiungono quota 39%.
Perplessa la vicepreside: «Ho l’impressione che questa nuova uscita sia dettata più dalle circostanze politiche del momento che non dall’attenzione ai problemi della scuola». Quote alte ma più contenute invece per l’istituto comprensivo Varese 2, alzate in particolare dalla scuola media Pellico e dalla primaria Pascoli: gli stranieri sono rispettivamente 43 su 260, per la secondaria, e 48 su 233 per la scuola elementare, vale a dire il 16,5% e il 20,5%. «Il problema del tetto non si pone almeno per adesso – spiega il dirigente Francesco Deleo – chiaramente dovremo vedere cosa succederà tra poche settimane all’atto dell’iscrizione. Quello che mi preoccupa è di essere costretto a rifiutare dei ragazzi per superamento del 30%». Ci sono poi altri punti ancora da chiarire. Se ad esempio la priorità, in caso di eccedenza, sarà assegnata a chi abita nel circondario o a chi ha già un fratello maggiore che frequenta la scuola. Se le indicazioni del ministero non lo preciseranno, la scelta starà al consiglio d’istituto.Perplessità anche dal preside della Violetti (Varese 3) Antonio Antonellis. «Prendere in considerazione il problema è giusto, ma lo strumento non mi sembra dei migliori», spiega il dirigente. «Ci ritroviamo con queste decisioni prese a Roma senza pensare alla realtà in cui vanno declinate. A Varese tutto sommato ce la caviamo ancora, ma penso ad alcune realtà dove c’è stato un intenso fenomeno migratorio: dove si dirottano i bambini quando le scuole hanno superato il 30%? Mi sembra che questo contrasti un po’ con l’idea stessa di federalismo e che vada a ledere con l’autonomia scolastica». Via libera invece dai sindacati. «Mi sembra un provvedimento di puro buonsenso», dichiara Sabino Famiglietti della Cisl. «Certo, poteva arrivare prima, ma indica che finalmente la problematica viene affrontata».Francesca Manfredi
e.marletta
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