Busto Arsizio «Siamo pronti a dare mandato ai nostri legali per la messa in mora della società: da mesi siamo senza stipendio. La messa in mora ci consentirà di svincolarci dai contratti con la Pro Patria e acquisire nuovi ingaggi». Nessuna mezza misura per Luca Anania, Orlando Urbano e Enrico Morello che, ieri, allo Speroni hanno parlato senza peli sulla lingua. La Guardia di finanza, del resto, è calata anche su di loro. Intendiamoci i giocatori sono stati ascoltati dalle Fiamme Gialle nella mattinata di ieri in qualità di vittime/testimoni, non certo di complici o colpevoli di nulla. In otto, ieri mattina, sono comparsi davanti ai militari della Gdf; il resto della squadra sarà sentito nei prossimi giorni. Molto semplicemente i finanzieri hanno chiesto loro conto sulla veridicità di quanto apparso a mezzo stampa ormai ovunque: ovvero il mancato pagamento dei loro stipendi. E i giocatori hanno confermato trasformandosi, in questo senso in creditori.Pro Patria a un passo dal fallimento? Il passo è brevissimo. Se ai giocatori, per i quali la società potrebbe millantare carenze nel rendimento giustificando così il mancato pagamento degli stipendi (ma la scusa sarebbe comunque poco credibile se non supportata da registri contabili floridi che parrebbero non esistere), dovessero unirsi altri creditori, ovvero fornitori di servizi alla società mai saldati, la procura potrebbe chiedere istanza di fallimento. Fallimento che se fosse “pilotato” dai creditori, pare molti, in debito potrebbe consentire ad altri imprenditori di salvare la società acquistandola ad un prezzo ragionevole.La magistratura per ora non si pronuncia; la Gdf, dopo aver acquisito i registro contabili della Pro (dai quale parrebbe che l’attivo della
società sia pari a zero, ovvero non ci siano soldi per pagare nessuno, mentre i debiti ammonterebbero a decine di migliaia di euro), dopo aver ascoltato i giocatori creditori, i militari potrebbero rivolgersi agli altri creditori. Quelli che con un’istanza potrebbero far fallire la Pro, senza però metterla sull’orlo della bancarotta che sarebbe molto peggioIl presidente Zoppo, per ora, non risulta iscritto nel registro degli indagati; certamente, però, dovrà spiegare come i creditori non siano stati pagati, come i registri contabili mostrino un segno più in taluni casi pur senza contanti disponibili, come i soldi mancanti all’appello siano spariti o quanto meno mai comparsi: e questo, sotto il profilo penale, si chiamerebbe appropriazione indebita. Capo di imputazione per il momento non ancora iscritto a titolo di nessuno ma che avanzerebbe giorno dopo giorno.Per salvare la Pro davanti alla legge basterebbe un’azione contenuta: ovvero se qualche imprenditore si facesse avanti sanando parte dei debiti più urgenti otterrebbe dell’ossigeno per la società. Che in caso di fallimento rischierebbe di dover ripartire dai dilettanti o comunque penalizzazioni se gli organi federali del calcio appurassero il mancato versamento dei contributi sugli stipendi: e sarebbe un’onta e una somma ingiustizia per l’attuale prima in classifica.Il nodo dovrebbe sciogliersi nelle prossime settimane con la consegna della relazione ufficiale della Gdf alla procura: a quel punto potrebbe essere stabilito se procedere per appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta, richiedere istanza di fallimento (può farlo anche il pm) oppure non procedere affatto se i debiti fossero stati eventualmente sanati nel frattempo. Certo la posizione di Zoppo non potrebbe risolversi così rapidamente e in modo tanto indolore.Simona Carnaghi
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