VARESE «Il tempo che passa è uno dei miei temi preferiti, anche se provoca angoscia». E quella di Francesco Guccini è una scaletta costruita su pezzi “storici” ingolositi da perle di satira politica. Questa è la sua storia. E soprattutto questo è Guccini: un grande uomo che dopo oltre quarant’anni di carriera non si nasconde, ma si rivela per quello che è. Un “artigiano”, come ama definirsi, che ancora nel duemila, in mezzo ai tanti ripensamenti e pentimenti di ogni genere, ci dimostra “nature” e in camicione blu scuro cosa siano coerenza e fedeltà ad una linea di pensiero.«Non ho più molte cose da dire – comincia Guccini accolto da un caloroso applauso -. Potrei però raccontare una barzelletta e dire che c’è un uomo abbronzato o un ebreo ad Aushwitz. Ma vorrei soprattutto pregare il “sire” e chiedergli una cortesia: che non mi faccia più vedere in televisione Gasparri o Capezzone. Ci son bambini che guardano. Tanto in tv non c’è più un c… E anche noi stasera faremo la nostra ronda di notte».Ecco perché dalla sua voce si possono ancora ascoltare, con fiducia, parole che appartengono al lontano, quanto irrealizzabile mondo dei sogni. Ed ecco perché da Guccini accorrono sempre in tanti. A confermarlo venerdì sera al Palawhirlpool di
Masnago i quattromila presenti che lo hanno applaudito e coi quali Guccini ha cantato e chiacchierato come se il palazzetto fosse un’immensa osteria. «Potremmo fare un concerto virtuale. Io vi faccio un cenno, mi bevo un bicchiere di vino e voi ogni tanto applaudite. Ma no! Non siamo così virtuali».Francesco Guccini ha riattraversato tutta la sua storia musicale. «Comincio con una novità assoluta». E partono le prime note di una «Canzone per un’amica», quella che tutti i suoi fan conoscono a memoria. Poi due ore e mezzo di musica, due inediti e tante canzoni che sono nella memoria collettiva come «Cirano», «Eskimo». Fino a «La locomotiva», con cui, in una selva di pugni chiusi alzati al cielo, Guccini conclude i suoi live. Un brano emblema degli anni Settanta cui si sarebbe accodata una folta pattuglia di cantautori italiani di sinistra.Ma la voce possente di Guccini, il suo spirito combattivo, l’innegabile “male di vivere”, la erre arrotolata che sembra sia lì a rinvigorire il senso di ogni parola non vogliono illuderci, piuttosto sembra aspirino a ricondurre la “giustizia”, meglio se “proletaria”, nel solco del suo significato più puro. Forse siamo soltanto dei sognatori, ma quel tempo angoscioso che cancella tutto, clemente ci lascia qualcosa che non cambia: la poesia di Guccini.Barbara Rizzo
v.colombo
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