Cocquio Trevisago Giuseppe Piccolomo resta muto: convocato ieri mattina in procura dal pm Luca Petrucci – titolare dell’inchiesta sull’omicidio di Carla Molinari – l’uomo indagato per quell’orribile delitto ha scelto anche stavolta di non parlare. È stato consigliato in tal senso dal suo legale, avvocato Simona Bettiati, dopo che anche il giudice per l’indagine preliminare, Giuseppe Fazio, aveva respinto la sua richiesta di incidente probatorio sui reperti organici trovati all’interno della villetta di via Dante 23 a Cocquio Trevisago, dove la sera del 5 novembre scorso era stato scoperto il corpo senza vita della padrona di casa e senza più le mani: particolare orrorifico che ha impressionato l’opinione pubblica nazionale. Un altro elemento che ha fatto sì che la vicenda lievitasse nell’attenzione dei media, è che si tratta di un vero e proprio giallo. Si procede sulla base di indizi, e mancano, al momento, le prove che sia proprio lui l’autore del delitto. Oltre alle mani mai più ritrovate, anche l’arma resta avvolta nel mistero. Eperaltro, il fatto che i risultati dell’autopsia non siano ancora stati depositati, aiuta poco. Si capisce allora perché Piccolomo, in carcere da quasi due mesi solo sulla base di indizi (seppure gravi, plurimi e concordanti), si ostini a non parlare. Cardigan grigio a rombi, pantaloni beige, scarpe da ginnastica bianche e rosse, Piccolomo è arrivato in procura alle 10,20. Mezz’ora
dopo era già fuori. Ad attenderlo, oltre al suo legale e al pm, un plotone di giornalisti e fotografi. È apparso dimagrito e frastornato. È lui, si chiedono tutti, l’assassino di Carla Molinari? Tiene lo sguardo basso, lo alza solo una frazione di secondo: un’occhiata penetrante e fugace a chi gli sta intorno, mostrando due occhi cerchiati, piccoli e neri, da animale impaurito. L’avvocato Bettiati è preoccupato: «Sta male, è emotivamente provato». È stata lei a convincerlo ad avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del pm. E ancora lei ha poi ottenuto dal procuratore Maurizio Grigo di far allontanare i fotografi al momento dell’uscita. Le cose per Pippo non si stanno mettendo bene: la risposta negativa del gip alla sua richiesta di incidente probatorio (per carenza della documentazione allegata: il giudice non sa su quanti e quali reperti è stato richiesto l’esame del Dna), è solo l’ultimo schiaffo, dopo il fermo disposto dal pm, la custodia cautelare ordinata ancora dal gip e il rigetto dell’appello al Riesame. Peraltro il pm Petrucci ha annunciato di volere comunque procedere a far analizzare quei reperti, secondo la procedura degli accertamenti tecnici irripetibili. Al che l’avvocato Bettiati potrà di nuovo chiedere l’incidente probatorio: senza poter accedere però a quei verbali relativi a materiale sequestrato nella casa della vittima (alcuni capelli) che la procura vuole far analizzare. Franco Tonghini
f.artina
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