Gallarate, minacce e botte all’ex moglie: in manette

Gallarate All’inizio furono minacce e pedinamenti. Poi sono arrivate le botte e con queste, per il violento gallaratese, si sono spalancate le porte del carcere di Busto Arsizio. Ieri mattina gli agenti del commissariato di Gallarate hanno arrestato il quarantenne a Milano, dove si era rifugiato dopo il naufragio tutto suo del matrimonio chiedendo asilo ai genitori. Per lui il gip ha inasprito una misura cautelare già emessa nel maggio scorso: all’epoca era stato vietato al quarantenne di avvicinarsi alla moglie e ai due figli della coppia. Oggi per lui c’è la detenzione.La coppia era scoppiata definitivamente l’anno scorso. La donna, sfinita dagli eccessi d’ira del consorte, temendo anche per i suoi due figli, aveva lasciato il coniuge. Una storia come tante, non fosse che il marito violento e gelosissimo aveva iniziato a perseguitare la ex compagna. Dall’inizio del 2009 la tortura era proseguita sino a maggio dello stesso anno. All’epoca si parlò di stalking e maltrattamenti: il quarantenne ripudiato aveva fatto del molestare la moglie una missione di vita. Per settimane la donna aveva ricevuto telefonate e sms di minaccia: minacce di ogni genere, minacce di violenza, morte di portare via i ragazzi. Poi erano iniziati gli appostamenti: lei, che

cercava di condurre una vita normale, veniva seguita. Il marito la raggiungeva sul posto di lavoro, l’aspettava fuori casa, la aggrediva verbalmente nei suoi momenti liberi. Gelosissimo il quarantenne insultava l’ex compagna, la spintova, la strattonava, la minacciava di ogni cosa se non fosse tornata con lui. E lei, a maggio, esasperata e timorosa per i suoi figli, l’aveva denunciato portando messaggi ed episodi quali prove del suo calvario. Il gip aveva intimato al quarantenne di non avvicinarsi più né a lei né ai figli, di non telefonare, massaggiare o farsi vedere nelle vicinanze. E’ durato poco.E’ bastato qualche mese per rompere nuovamente quel precario equilibrio di una moglie che cercava di ritornare a vivere. Una liberazione che le è costata cara: tre giorni fa il marito l’ha aspettata sotto casa a Gallarate. L’ha aggredita e insultata. Poi, al culmine del furore, sempre ossessionato dal fatto che lei si rifacesse una vita con qualcuno, le ha sferrato un violento pugno al volto fratturandole il naso e procurandole un brutto trauma cranico. Per lei una prognosi di 30 giorni. Per lui, invece, sono scattate le manette ieri mattina. Il divieto di avvicinarsi non era sufficiente: ora il carcere lo terrà lontano.Simona Carnaghi

f.artina

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