Milano, 8 mar. (Apcom) – Il rischio di infarto riguarda gli uomini molto più delle donne, ma queste ultime continuano a sovrastimarlo e questo fattore potrebbe aiutarle. E’ quanto emerge da uno studio realizzato dal Servizio Prevenzione e Protezione del Cnr di Roma, in collaborazione con il Medical Service della Fao, secondo il quale è emerso, ancora una volta, un rischio medio di infarto nei successivi 10 anni maggiore negli uomini (11,1%) che nelle donne (5,5%). Più interessante è, invece, apparso il dato emerso dal confronto tra il rischio calcolato e
il rischio percepito da parte dei partecipanti allo studio. Infatti, gli uomini valutavano abbastanza bene il proprio rischio, essendoci una chiara sovrapposizione tra rischio calcolato (che nel 46% dei casi era moderato-elevato) e rischio percepito (considerato moderato-elevato nel 45% dei casi). Nelle donne, invece, vi è stata una netta e significativa tendenza alla sovrastima, in forte contrasto con il risultato calcolato. Infatti, se ben il 93% delle donne presentava un rischio basso-lieve e solo il 7% presentava un rischio moderato (e nessuna elevato), ben il 43% di esse pensava di avere un rischio moderato-elevato.
In sintonia con questi dati nelle donne si è avuta anche una
maggiore percentuale di adesione alla seconda parte del
programma, il follow-up dedicato ai soggetti individuati come a
rischio. “Sembra che le donne – spiega il responsabile dottor
Roberto Volpe del Cnr – in differenti contesti geografici e
socio-culturali (e, quindi, non solo le donne-mamme italiane),
appaiano forse più ansiose, ma sicuramente più attente al proprio
stato di salute. Questa particolare attenzione, oltre ad essere
uno degli aspetti che potrebbe concorrere a spiegare perché le
donne vivono più a lungo degli uomini in quasi tutti i paesi del
mondo, enfatizza il ruolo della donna che in famiglia,
tradizionalmente, è custode della salute di tutti”.
Lme
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