Roma, 5 feb. (Apcom) – Il governo interverrà per evitare il rischio di uno stop ai processi di mafia. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è intervenuto per rassicurare dopo l’allarme scattato per una sentenza della Cassazione che mette a rischio alcuni processi a boss e gregari di Cosa nostra per effetto di una norma del ‘pacchetto sicurezza’: paradossalmente, infatti, l’inasprimento delle pene per i mafiosi
rischia di far saltare decine e decine di dibattimenti. La norma sott’accusa ha previsto che, in presenza di tre aggravanti, le condanne per il reato di associazione mafiosa possano anche arrivare a 25-30 anni, tetto che “sfora” le competenze dei Tribunali davanti ai quali si celebrano i processi per mafia ed estorsioni. Quando le pene comminabili diventano così alte il processo passa alla competenza della corte d’Assise.
“Il governo dell’antimafia, che è un’antimafia delle leggi e dei fatti, provvederà ad evitare – ha assicurato il Guardasigilli da Palermo – che effetti distorsivi possano verificarsi, soprattutto per i processi in corso. Faremo di tutto – ha insistito – per evitare che ci possano essere conseguenze negative, per evitare un grande paradosso: cioè che dall’inasprimento forte delle pene per i reati del 416 bis possano derivare benefici per i boss”.
Parole, quelle di Alfano, che arrivano alla fine di una giornata di preoccupazione. Non solo da parte dei pm impegnati nella lotta alla mafia, alle prese con stop imprevisti ai processi. A scendere in campo è stato anche il Pd, che ha subito chiesto un provvedimento d’urgenza del governo: “La sentenza della Cassazione che
indica la competenza della Corte di Assise e non del Tribunale a giudicare per associazione mafiosa i capimafia – ha avvertito il segretario democratico Pier Luigi Bersani – rischia di avere effetti catastrofici sui processi in corso. Bisogna che il governo intervenga immediatamente con un provvedimento d`urgenza per ristabilire certezza normativa sulla competenza dei Tribunali”.
Red/Pol
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