di Giovanni Toia
BUSTO ARSIZIO La rabbia lo ha lasciato piano piano. Stavolta più lentamente del solito Savino Tesoro si è liberato della collera dopo la sconfitta di Lecco «anche se tengo ancora un po’ d’incazzatura». Nemmeno l’ultimo giorno di mercato lo ha distratto da quel due a zero. Però il lavoro e l’urgenza di tenere i nervi saldi perché la stagione è tutta
da giocare (inutile e forse controproducente tenersi il sangue amaro) lo hanno consigliato a tenere stretto il timone per trasmettere certezze. E non manca di richiamare i suoi ad aumentare il ritmo della regata perché non si allontanino le sagome delle barche che stanno davanti (tante), mentre ai lati potrebbero affiancarsi quelle che stanno dietro: ad oggi solo due (Paganese e Pergocrema).
«NE’ FRIZZI, NE’ LAZZI»
Le delusione però è rimasta e «quella andrà via non solo con la vittoria sulla Paganese, ma con altri successi che dovremo andarci a prendere e con la conquista della salvezza senza passare dagli spareggi». Troppo il rammarico per aver «lasciato tre punti a Lecco. Ma lei l’ha vista la partita? Secondo me noi siamo superiori al Lecco e questo lo hanno visto tutti, ma purtroppo siamo andati sotto. E dire che ero certissimo che avremmo vinto».
Invece si è tornati a casa con in mano niente. «E che le devo dire se abbiamo problemi in quelli che pensavamo essere i nostri punti forza. Comunque la verità è un sola: bisogna darsi una mossa. Qui non ci sono più né frizzi, né lazzi. Si può e si deve dare di più perché a questa squadra le qualità non mancano e sono stanco di sentire dire da parte di tutti che la Pro Patria non merita la classifica che ha e dovrebbe stare più su. Invece siamo lì in fondo e, mannaggia, prendo tanta di quella rabbia che non ho mai avuto in vita mia nemmeno sul lavoro. D’ora in avanti voglio solo punti e se poi mi dicono che siamo brutti o una squadra di scarponi (che non siamo), chissenefrega. Voglio salvarmi e lo dico un’altra volta: Savino Tesoro il 9 maggio vuole andare in ferie e non ha proprio voglia di pensare a quei così lì. Come si chiamano? Ah già, playout».
«NOI SIAMO COSI’. VERI»Solo otto mesi fa la famiglia Tesoro avrebbe volentieri posticipato le ferie: il sogno erano i playoff. «Questa stagione è andata così. Siamo nuovi nel calcio, qualche errore lo abbiamo commesso, però siamo sempre stati genuini e questo penso che la gente di Busto lo abbia apprezzato».Una genuinità che è andata sopra le righe dopo la partita col Benevento con dichiarazioni alla nitroglicerina, costate squalifiche pesanti e forse o senza forse anche l’inchiesta della Procura Federale sulla posizione di Beppe Manari. La tempistica è apparsa alquanto sospetta, ma «probabilmente anche la giustizia sportiva si muove piano come quella ordinaria, anche se mi suona un po’ strano che gli ispettori federali arrivino quattro mesi dopo che Manari non è più alla Pro Patria. Ma, come ho detto prima, stiamo imparando anche da questo punto di vista».Il patron ha fisso però lo sguardo sulla squadra: «Cosco mi dice che sta lavorando bene ed è concentrata». Avrebbe la voglia di fare magari un sermoncino al gruppo però si è imposto di rimanere «fuori dalla porta dello
spogliatoio perché ci pensa il nostro mister a parlare coi giocatori e poi con lui mi sento di più che i miei direttori d’azienda. Dico di più: d’ora in avanti, una volta alla settimana, Cosco verrà qui a Bergamo a casa mia a cena ed avremo modo di parlare di più della Pro Patria con Antonio e con lo staff tecnico. Non è vero che Cosco è un uomo solo, noi siamo sempre stati vicini a lui ed alla squadra e adesso lo vogliamo essere anche di più perché dobbiamo andare avanti forte, tutti assieme. E poi ci stiamo organizzando, ma adesso non dico nulla».Nessun dubbio riguardo a tutto ciò, però quella sensazione colta e riportata nel post partita di Lecco era qualcosa di palpabile. Cosco era lì solo a “tenere botta” «ma noi siamo andati via perché eravamo troppo delusi e arrabbiati». Quella denuncia ha lasciato qualche irritazione, ma nella sostanza ha stimolato la famiglia Tesoro a serrare le fila perché al traguardo si arriva in gruppo e nessuno può accampare giustificazioni né chiamarsi fuori.
a.confalonieri
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