Mafia/ Ciancimino jr, la nascita di Forza Italia e Cosa nostra

Mafia/ Ciancimino jr, la nascita di Forza Italia e Cosa nostra

Roma, 8 feb. (Apcom) – Un foglio scritto con mano malferma e i ricordi “vecchi di 17 anni”. Massimo Ciancimino torna nell’aula bunker di Palermo e per sei ore racconta ancora la storia, presunta, della trattativa tra lo Stato e la mafia, all’indomani delle stragi del ’92, della morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel processo sono imputati l’ex comandante del Ros, Mario Mori, e l’ex colonnello Mauro Obinu, per

le accuse di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, in relazione alla mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995, dopo le segnalazioni di un confidente. Ma il figlio dell’ex sindaco di Palermo, Vito Calogero Ciancimino, porta ancora lontano dall’oggetto, dal capo d’imputazione che chiama in causa i due ufficiali dell’Arma. Di questo Mori, in più occasioni, dà segno di sopportare a fatica, muove la testa, chiede al suo difensore, prova a intervenire.

“Lo junior che è diventato famoso”, come l’apostrofa l’avvocato
Piero Milio, getta una ombra sinistra sulla nascita di Forza
Italia, dopo un lungo preambolo nel quale ricorda ancora una
volta Marcello Dell’Utri, “che prese il posto di mio padre nella
trattativa”. E sempre Don Vito avrebbe spiegato al figlio che il
partito fondato da Silvio Berlusconi “era il frutto di quella
fase”. La base, scivolosa, su cui si muove Massimo Ciancimino è
quella fornita da un foglio manoscritto, un pizzino che a suo
dire sarebbe stato indirizzato da Provenzano a Berlusconi e
Dell’Utri. Nel foglietto Provenzano avrebbe parlato di un
presunto progetto intimidatorio ai danni del figlio del premier.
“Intendo portare il mio contributo – si legge nel pizzino – che
non sarà di poco conto perché questo triste evento non si
verifichi (si allude all’intimidazione ndr). Sono convinto che
Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive”.

L’avvocato Milio, più tardi, spiega: “L’attendibilità del signor Massimo Ciancimino è al di sotto dello zero assoluto. Lui racconta favole di Andersen, storielle da magliaro”. C’è una regia rispetto a queste dichiarazioni? “Non faccio cinema – ironizza Milio – Certo è che siamo partiti dal bivio di Mezzojuso (dove sarebbe stato nascosto Bernardo Provenzano nel ’95) e siamo stati portati ad Arcore. Mi

sembra tutto non solo poco credibile ma assurdo che stiamo qui a parlarne”. Il colpo a sorpresa è però sempre nelle corde di Ciancimino jr. Quando all’inizio dell’udienza tira fuori il passaporto che “il signor Franco”, il mai identificato agente deviato dei servizi segreti, avrebbe dato al figlio, di neanche tre settimane, più di uno comincia a togliere dubbi e ad aggiungere certezze.

Per questo quando poi Ciancimino jr spiega: “Mio padre mi disse che questo documento, insieme all’immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina, era il frutto di un’unica trattativa che andava avanti da anni. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell’accordo”. Nel primo pomeriggio, prima che i difensori prendano la parola per il controesame, il testimone ammette di non farcela più. E così si rinvia al 2 marzo. Anche per la memoria difensiva di Mori. Era di 40 pagine e oltre. Rimane nelle borse. Aspettando che Ciancimino jr finisca di parlare il generale è costretto a rimanere in silenzio.

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