Muore il fratellino di Sarno Pro Patria sotto shock

Muore il fratellino di Sarno Pro Patria sotto shock

di Marilena LualdiBUSTO ARSIZIO Come fai a riscaldarti il cuore con una vittoria, quando piove il gelo di una notizia così. Ti sfili la sciarpa, lo sguardo non può che perdersi sul fondo dello stadio e dell’anima, ogni rumore ti dà fastidio. Riponi tutto dentro di te e tutto appare come un controsenso, dalla gioia dei tre punti subito sfumata (per una partita più importante persa, quella per la vita) al cielo così azzurro che ha il sapore di una tregua immeritata dell’inverno.Dovevamo portare a casa il risultato positivo e ce l’abbiamo fatta. Dovevamo essere una squadra, e lo siamo stati, perché quando si riesce a esserlo, si è capaci di risalire e infrangere la paura: questo è un fatto. Ma da ieri siamo anche e soprattutto qualcosa di più: siamo una famiglia. E non è un caso che ieri a parlare, a raccontare questa storia tremenda prima di chiudersi a sua volta nel silenzio, sia stato Savino Tesoro, con la tenera autorevolezza di un papà.Se Vincenzino ha perso una persona così cara, l’abbiamo persa anche noi. Perché non c’è brutto episodio o sfortuna che possano essere accaduti qui allo Speroni in questi mesi di altalena: sono tutte emerite baggianate di fronte all’enormità di questa tragedia che si è abbattuta sul nostro Sarno. Conta che un ragazzo – un nostro figlio, fratello, nipote – non c’è più. Che fra poco, se Dio vuole, dovrebbe affacciarsi la primavera, ma ci saranno meno colori, e ci aspettano dei giorni in cui i suoi profumi ci sembreranno troppo forti e quindi persino ingiusti. L’inverno e il suo gelo ci

sarebbero parsi più ragionevoli. Lo sentiranno Vincenzino e i suoi familiari, lo sentiremo noi. Molti di noi l’hanno vissuto, tutti noi non abbiamo più al nostro fianco una persona cara e sappiamo che abbiamo smarrito irrimediabilmente anche una parte di noi stessi. Che c’è un vuoto impossibile da colmare; sguardi, parole e abbracci che non riempiranno più la nostra esistenza.Eppure, lentamente, compiendo un passo avanti, poi un altro con timidezza (e magari spesso un passo indietro con più facilità) sapremo anche che dobbiamo combattere e respirare quei profumi, accarezzare quei colori anche per chi sembra non esserci più. Dobbiamo anche noi far splendere in cielo il suo sorriso, con un gesto gentile verso gli altri e pure verso noi stessi. Dobbiamo cercare di fare il nostro dovere – anche se è dura, anche se questa consapevolezza scivola via da ogni pensiero in circostanze come questa – e credere che non siamo comunque soli. Perché non siamo soli. Piuttosto, siamo tigri. Tu lo sei, Vincenzino, perché in questa stagione strana hai dimostrato, in più di un’occasione, di saper combattere sul campo. Lo farai sicuramente con la tua famiglia, ma senti dentro di te che ne hai una anche qui, a Busto Arsizio e in Valle Olona. Che la Pro Patria ti abbraccia, che i tuoi compagni accanto a te saranno più uniti che mai, per aiutarti e spronarti nelle prossime settimane. Che non c’è tifoso che non pianga con te. Semplicemente, con poche parole che riassumono una certezza: ti vogliamo bene, Vincenzo. Sii tigrotto giorno dopo giorno, e noi cercheremo nel nostro piccolo di esserlo con te.

a.confalonieri

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