Varese piange il suo Ct “Ballero uomo inimitabile”

Varese piange il suo Ct “Ballero uomo inimitabile”

di Francesco CaielliVARESE La notizia è arrivata così, come sanno arrivare soltanto le brutte notizie: una telefonata di prima mattina, «E’ morto Ballerini». Bum. Chiunque ami il ciclismo ha il diritto di piangere la scomparsa del “Ballero” – ingiusta, inspiegabile, inaccettabile – come si piange la morte di un amico, di un fratello. Perché questo era Franco Ballerini per tutta la gente del ciclismo. E non solo per loro: testimone di quello che il Ballero ha dato e ha fatto è il dolore, forte e compatto, con cui tutto lo sport italiano ha reagito alla notizia della sua morte: sui campi di calcio, nei palazzetti del basket, ovunque si è

giocato con un velo di tristezza. Tristezza alla quale si unisce la Varese del pedale, perché con la nostra città Ballerini aveva un legame unico e specialissimo: non è mica una frase fatta, no. Il Ballero lo ripeteva sempre: «Io a Varese devo tutto». E’ stato qui, che nella Tre Valli del 1987 Ballerini vinse la sua prima corsa da professionista, quella da cui tutto è partito e che gli faceva dire «Non avessi vinto quella volta, probabilmente avrei smesso di fare il ciclista». Ed è stato qui, vent’anni dopo, che da ct della Nazionale azzurra Ballerini ha compiuto il suo capolavoro, vincendo con Ballan l’indimenticabile mondiale di Varese 2008.

IVAN: «SCHERZO MALRIUSCITO»
Ivan Basso è sconvolto. In ritiro con la Liquigas sul monte Teide, la notizia della morte di Ballerini è arrivata come uno schiaffo: «Siamo quassù in totale solitudine, completamente isolati e senza giornali. C’è solo un computer nella hall dell’albergo ed è lì, da internet, che prima di uscire in bici abbiamo saputo». La reazione di Ivan: «Incredulo, ancora penso che non sia vero, che sia uno scherzo malriuscito. Faccio fatica a dire qualcosa, sono senza parole: non c’è spiegazione a questa cosa, non c’è una spiegazione razionale». Un ricordo: «Ci sentivamo spesso, mi chiamava ogni quindici giorni per sapere come stavo, come andava la gamba, gli allenamenti: è un dolore enorme. Di lui posso dire che non era solo un ct, sapeva andare oltre: per me era un amico. Uno che nei due anni della squalifica non mi ha mai voltato le spalle, anzi: mi chiamava spessissimo e mi è stato molto vicino, e questa cosa non la dimenticherò mai. E poi ho nella mente il rapporto bellissimo che aveva con la mia famiglia, con i miei bimbi».

GARZO «MALEDETTO QUEL RALLY»Gli fa eco Stefano Garzelli: «Ieri – dice – ero fuori in bici quando mi hanno telefonato per darmi la notizia: non sono più riuscito a pedalare. Una persona con cui fino a una settimana fa parlavo e scherzavo, un amico, un punto di

riferimento: oggi non c’è più». «Maledetto quel rally – continua Garzelli – e pensare che Franco ci parlava di questa sua passione per i motori con un entusiasmo contagioso. Ricordo che durante gli ultimi mondiali ci raccontava di corse, di macchine, di quanto gli piacesse quel mondo».

OLDANI: «SCUSATEMI, NON CE LA FACCIO»
La voce di Renzo Oldani, presidente della Binda (la società che organizza la Tre Valli) è continuamente rotta dalle lacrime: ha perso un amico. «Mi ero appena svegliato – racconta – e mi è arrivata la telefonata di Vita, il suo storico autista: piangeva, piangeva, e io non riuscivo a capire. Io e Franco eravamo legati da un legame speciale, unico: e mi manca già da morire». Un amico che non c’è più: «Voglio sottolineare la sua umanità: di tutte le doti di Franco, questa è la cosa che mi ha colpito da subito. Ci siamo visti due settimane fa, ci sentivamo spessissimo: e scusatemi, ma non ce la faccio». Un ricordo: «Io e Franco dopo l’ultima Tre Valli, seduti uno di fianco all’altro in sala stampa. Si discuteva della nostra volontà di far entrare la corsa varesina nel circuito Pro Tour, e lui ci spiazzò dicendo: “La Tre Valli meriterebbe il Pro Tour, questo è certo. Ma siamo sicuri che il Pro Tour meriti una corsa così bella come la Tre Valli?”. Questo era Franco Ballerini».

SOLA: «ERA UN POETA»
Ed è pieno di dolore anche Gabriele Sola, direttore dei mondiali di Varese dove Ballerini vinse un oro strepitoso con Ballan: «Due giorni prima del mondiale di Varese – dice Sola – chiamai il Ballero per chiedergli come fosse messa la squadra. Lui mi disse secco: “Bettini va come un treno, ma secondo me vincerà Ballan”. Questo la dice lunga su quanto fosse solido e forte il suo ruolo di ct, su quanto lui sapesse sentire la squadra. Era un poeta del ciclismo, con una capacità unica di trasmettere agli altri quello che provava, le sue emozioni. Sono vicino alla sua famiglia, e sono vicino all’ex ct Alfredo Martini: per lui Franco era un figlio, e questo è un colpo tremendo per il cuore del vecchio Alfredo».

a.confalonieri

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