Roma, 10 feb. (Apcom) – Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, annuncia che “il governo ha messo una toppa su un buco” non dovuto “a un errore del legislatore, bensì di chi interpreta la norma”, ovvero i giudici della Cassazione. Con un decreto lampo approvato in 5 minuti in Cdm ha varato infatti un decreto che annulla gli effetti di una sentenza della Suprema Corte che avrebbe azzerato, secondo il Guardasigilli, 388 procedimenti pendenti a carico di boss mafiosi. “Nessun intento polemico con la magistratura – ha comunque precisato il Guardasigilli – perchè oggi è comunque un buon giorno, visto che abbiamo risolto un problema”.
In buona sostanza, la Corte di Cassazione ha stabilito che, a normativa vigente (effetti della ex-Cirielli, ndr) sui reati di mafia sarebbero competenti soltanto le Corti d’Assise. Quindi, secondo i dati raccolti dal ministero della Giustizia, “243 procedimenti in essere presso le Corti d’Appello dei tribunali, 4 presso le procure generali e 141 pendenti presso le Dda” sarebbero stati a rischio azzeramento. Da qui, la necessità di un decreto che ristabilisse la competenza dei tribunali a giudicare sui reati aggravati contestati a presunti capi di organizzazioni mafiose.
Non solo: con il decreto di oggi vengono comunque ampliate le competenze della Corte d’assise in merito a delitti, consumati o tentati, di maggiore allarme sociale, terrorismo compreso, fatta però eccezione dei reati di mafia, per cui è e resta competente il tribunale. Il governo, quindi, “anticipa così i termini della riforma del processo penale già presentata”.
Gic
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