Due vie, un corridoioDi buio e pericoli

BUSTO ARSIZIO Una via a pochi passi dal centro, che al calar della sera sembra l’ultima delle periferie. E’ questa la doppia vita di via Gaeta, in zona ferrovie Nord, tristemente tornata alla ribalta in questi giorni per il furto consumatosi alla gioielleria Zambrano.

Dopo l’ennesimo sfregio, i commercianti tornano a chiedere un’illuminazione decente, che renda la via più sicura e appetibile per i clienti. «Un lampione qui davanti c’era – raccontano Antonio Zambrano e Riccarda Brusatori, titolari della gioielleria da dove sono spariti circa 20 mila euro di preziosi – poi, per assurdo, l’hanno tolto e ora a rischiarare il primo tratto della via ci sono solo le insegne dei negozi. Una strada ben illuminata è più sicura: non diciamo che se ci fossero stati i lampioni il furto non sarebbe avvenuto, ma per i malviventi l’illuminazione è comunque un deterrente».

I due coniugi si riferiscono anche a episodi passati che brucia ancora ricordare: aperta da cinquant’anni, la gioielleria è stata rapinata in passato ben quattro volte. Una è stata ancora più terribile, perché i malviventi hanno aggredito i titolari, mandandoli entrambi all’ospedale. E’ anche sulla scorta di questi traumi che i titolari hanno iniziato a chiedere più attenzione per la via, a cominciare appunto dai

lampioni. Istanza che gli altri commercianti sposano all’unanimità: «D’inverno dalle 17 è tutto buio – conferma Cinzia Costanzo da dietro il bancone del bar Fortuna – la strada è poco rassicurante, sia per noi che per i clienti. I pattugliamenti ci sono, di questo non possiamo lamentarci. Però i lampioni sono necessari: non fosse per le luci dei negozi, la via sarebbe completamente al buio».

Identico problema lungo via Manara, che costeggia l’artistico portando a piazza Trento Trieste. «Anche qui l’illuminazione manca – spiega una professoressa del liceo artistico – il che non lascia tranquilli, anche perché spesso i ragazzi escono da scuola a pomeriggio inoltrato». Dal parcheggio del mercato al centro, insomma, i pedoni sono costretti a passare lungo un corridoio buio. «Porto i bambini in piscina al pomeriggio – racconta Marta Chiappa – e in effetti parcheggiare oltre via Gaeta mi piace poco». La stessa impressione di inquietudine la provano Cinzia, Katia, Lorena e Daniela, le quattro ragazze che si alternano al panificio all’inizio della via: «Alla fine del turno pomeridiano usciamo sempre due a due, così ci sentiamo più tranquille».
Laura Campiglio

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