Avvocato ucciso a fucilate Un pentito riapre il caso

Avvocato ucciso a fucilate Un pentito riapre il caso

BIANDRONNO Negli Usa li chiamano “cold case”. Sono i delitti irrisolti che rimangono per anni negli archivi, quasi dimenticati, e che all’improvviso subiscono un’accellerata fino alla loro risoluzione. Non capita solo nei telefilm americani. Succede anche a Biandronno, dove uno degli omicidi più efferati e misteriosi dei primi anni Novanta è tornato in questi giorni di clamorosa attualità. La procura di Varese ha riportato in primissimo piano il caso di Vincenzo Ciappina, l’avvocato ucciso da due colpi di fucile caricato a pallettoni nel luglio 1991. Le indagini sono condotte dal procuratore capo Maurizio Grigo in collaborazione con i sostituti procuratori Tiziano Masini e Raffaella Zappatini. Con tenacia e pazienza, i tre magistrati hanno riannodato vecchi fili che parevano non condurre a nulla, e che invece ora sembrano invece aver dato corpo a una trama molto ben definita. La svolta è arrivata grazie alle dichiarazioni fornite da alcuni collaboratori di giustizia, alcuni dei quali legati al mondo della ‘ndrangheta. Così una pista che sembrava portare a un vicolo cieco, adesso promette invece di aprire un’autostrada. Tant’è vero che gli stessi Grigo e Masini, pur non lasciando trapelare nulla della delicatissima indagine, si dichiarano moderatamente ottimisti sulla possibilità di inchiodare i responsabili (mandante, esecutore e complici) alle loro responsabilità.I nuovi elementi in mano alla procura sembrano stringere il cerchio attorno a una persona che, interrogata all’epoca dei fatti, aveva fatto sfoggio di un alibi che pareva di ferro. Un uomo che, pur dichiarandosi estraneo all’omicidio, non aveva mai fatto mistero di odiare Ciappina anche

davanti ai magistrati, tanto da arrivare quasi a complimentarsi con l’assassino senza nome e senza volto. Il sospettato, mai iscritto nel registro degli indagati, avrebbe detto di essere stato all’estero al momento dell’assassinio. Tuttavia, non sarebbe mai stato in grado di spiegare i motivi della trasferta, tanto da far dubitare che il viaggio fosse stato organizzato apposta per poterlo opporre agli investigatori.Il movente del delitto sarebbe una banale lite di vicinato, una semplice questione di confine tra i campi di Casale Litta: Ciappina, avvocato civilista, avrebbe avuto il solo “torto” di tutelare con passione e professionalità gli interessi di un cliente. E la controparte, non potendo avere ragione in tribunale, avrebbe pensato di farsi giustizia da sé. Ceppina, all’epoca 47enne sposato e con tre figli, aveva raccontato di avere subito minacce. Ma non aveva dato loro granché peso, anche se a proferirle era stata una persona già ben nota alle forze dell’ordine per i suoi rapporti con la criminalità organizzata.«Crediamo di essere sulla strada giusta», si limita a dire ora il procuratore Grigo. I magistrati non disperano neppure di recuperare l’arma del delitto, che sparì dalla circolazione subito dopo l’omicidio: il fucile a pallettoni potrebbe essere stato sequestrato dalle forze dell’ordine nel corso di un’altra operazione contro la criminalità organizzata avvenuta nel meridione. Attualmente, sono in corso gli esami balistici per collegare l’arma al delitto di Biandronno. E sul registro degli indagati sono comparsi i nomi di tre persone. Le prossime settimane potrebbero essere decisive: e allora Ceppina potrà davvero riposare in pace.

b.melazzini

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