Dar Es-Salaam (Tanzania), 10 mar. (Apcom) – La crisi economica
mondiale minaccia oggi l’Africa, tanto che il Fondo monetario
internazionale e la Tanzania hanno organizzato a Dar Es-Salaam un
vertice che vedrà riuniti oggi e domani i ministri delle Finanze
e i governatori delle banche centrali dei 53 Paesi africani,
accademici, rappresentanti della società civile e del settore
privato, impegnati a definire un piano di misure che arginare un
nuovo cataclisma.
Risparmiato inizialmente dal crollo del sistema finanziario
mondiale, il continente africano si vede ormai sempre più
minacciato nella sua economia reale, con ripercussioni sociali
disastrose per un continente già alle prese con una situazione di
povertà diffusa e alto tasso di disoccupazione. “Dopo aver
colpito i paesi industrializzati e i mercati emergenti, una terza
ondata della crisi finanziaria mondiale sta colpendo ora i paesi
più poveri e più vulnerabili, e li sta colpendo duramente”, ha
detto la scorsa settimana il Direttore generale del Fondo
monetario internazionale (Fmi), Dominique Strauss-Kahn, che
domani sarà in Tanzania.
Prima della crisi, i paesi africani registravano tassi di
crescita tra i più alti del mondo. Nelle sue previsioni per il
2009, il Fmi ha già rivisto al ribasso le sue previsioni per il
continente. Il calo del commercio mondiale ha pesanti
ripercussioni soprattutto sulle economie che dipendono in gran
parte dalle esportazioni di materie prime, come i Paesi africani.
Strauss-Khan ha inoltre previsto un calo del 20% degli
investimenti diretti esteri sul continente. Per ammortizzare lo
shock, il Direttore generale del Fmi ritiene che l’Africa abbia
bisogno di ulteriori finanziamenti, pari a 11 miliardi di dollari
nei prossimi cinque anni.
Da parte sua, la Banca mondiale ritiene che i Paesi in via di
sviluppo abbiano bisogno invece di più fondi. In un documento
diffuso ieri, la Banca ritiene che il deficit di finanziamenti di
questi paesi oscillerà tra 270 e 700 miliardi di dollari nel solo
2009. “Soltanto un quarto dei paesi in via di sviluppo ha la
capacità di finanziare misure” che mirano a limitare l’impatto
della crisi, ha dichiarato l’istituzione finanziaria.
Strauss-Kahn spera che la conferenza di Dar Es Salaam offra
anche l’occasione di chiarire quali siano i Paesi più a rischio,
in vista del vertice del G20 di aprile a Londra. Tuttavia, il
numero uno del Fmi rischia di doversi confrontare con analisi
diverse. Così, il ministro delle Finanze ugandese, Syda Bumba,
ritiene che serva un’immediata iniezione di capitali, e chiede
che le istituzioni finanziarie internazionali “aumentino gli
aiuti a breve termine”. Lawrence Bategeka, del Centro ugandese di
ricerca sulla politica economica, sostiene invece la necessità di
definire programmi a medio termine “per le infrastrutture e la
creazione di posti di lavoro”. Tuttavia, indipendentemente dalle
analisi, il tono generale degli interventi sarà di allarme.
Già lo scorso febbraio, i leader del continente hanno espresso
preoccupazione per la situazione economica, durante il vertice
dell’Unione africana (Ua) di Addis Abeba. Il presidente della
Commissione Ua, Jean Ping, ha sottolineato la gravità di una
crisi “che pone al centro dell’agenda della comunità
internazionale il salvataggio degli istituti bancari e finanziari
piuttosto che i finanziamenti allo sviluppo”. “Nello stesso tempo
– ha sottolineato – le economie e le popolazioni africane si
preparano a pagare in pieno le conseguenze di questa crisi, di
cui non sono affatto responsabili”.
(fonte Afp)
Sim
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