Roma, 11 mar. (Apcom) – Le premesse erano delle migliori, nel giorno dell’Assemblea dei gruppi parlamentari del Pdl, a poche settimane dalla nascita del nuovo soggetto politico prevista per fine marzo. Di buon mattino il Presidente della Camera Gianfranco Fini, intervistato da ‘El Pais’, ‘ruba’ la scena ai capigruppo del Popolo delle libertà riuniti al teatro Capranica insieme a deputati e senatori e lancia Silvio Berlusconi
al Colle: “E’ un’ipotesi non remota”, assicura. Poi il Presidente del Consiglio interviene all’assemblea, non risparmia battute sul sistema delle impronte anti-pianisti e invoca una modifica dei regolamenti parlamentari che permetta ai capigruppo di votare in rappresentanza dell’intero gruppo. L’effetto è quello di incassare lo stop ruvido proprio di Fini: E’ un’idea già avanzata e caduta nel vuoto: “accadrà la stessa cosa anche stavolta, è una proposta impossibile”.
Fra investiture e polemiche, insomma, il Pdl si avvicina al
congresso fondativo. Al teatro Capranica l’ospite più atteso è
ovviamente il Cavaliere. Ed è lui a prendersi la scena e a
ricordare: “Il 27 marzo, con il congresso fondativo del Pdl,
nascerà una forza che segnerà la storia nei prossimi decenni”.
La futura leadership del Popolo della libertà e il ruolo che andrà a ricoprire Berlusconi rappresentano il fulcro però anche dell’intervento di Fini sul quotidiano spagnolo. Il premier un giorno al Colle rappresenta infatti per il Presidente della Camera “un’ipotesi tutt’altro che remota”. Idea subito ‘allontanata’ da Berlusconi: “Non ho visto niente”.
Mentre nel ruolo di ‘delfino’ del Cavaliere Fini non si trova affatto bene, né si riconosce: “Non sono il delfino di Berlusconi – assicura – siamo un partito, non una monarchia: i leader si affermano se hanno la capacità e se ci sono le condizioni e questo non devo deciderlo io”.
Ma a complicare la giornata di ieri ci pensano prima alcune
dichiarazioni berlusconiane e la pronta replica finiana. Il
Presidente del Consiglio non risparmia battute e ironie sulle
nuove regole antipianisti. Ai parlamentari dice: Prima di votare
“lavatevi bene le mani e i polpastrelli e fate anche una
preghiera perchè, essendo la prima volta, non possiamo
sbagliare”. Poi chiede che si cambino i regolamenti parlamentari
e lancia l’idea: Ogni capogruppo potrà esprimere un voto che
rappresenti l’intero gruppo.
La risposta di Fini non si fa attendere, direttamente da
Montecitorio dove si è inaugurato ieri il nuovo sistema di voto.
Ed è gelida: “Già l’aveva avanzata ed era caduta nel vuoto.
Accadrà la stessa cosa anche stavolta, è una proposta
impossibile”. Questo e altro nel menu’ del pranzo,
confermatissimo, in programma oggi a Montecitorio fra il Premier
e il Presidente della Camera.
Tom/Kat
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