Milano, 10 mar. (Apcom) – Il romanzo non è destinato a
scomparire, e vivere una vita avventurosa è uno stimolo
importante per scrivere bene: parola di Wilbur Smith. Lo
scrittore nato in Rhodesia, che ha venduto milioni di copie di
libri in tutto il mondo ed è, nelle parole dell’editore
Longanesi, “l’autore più amato e più letto dagli italiani”, sta
promovendo in questi giorni il suo ultimo lavoro, “Il destino del
cacciatore”, una nuova avventura africana che mischia fiction e
storia. In occasione della tappa italiana del suo tour
promozionale Smith ha risposto alle domande di Apcom.
“Credo che ci siano ancora delle storie da raccontare e lettori
curiosi che desiderano lasciarsi affascinare dai mondi evocati
dal romanzo – ci ha detto Wilbur Smith a proposito del genere
romanzesco ai tempi di Internet -. Nonostante la comunicazione
sia diventata velocissima e i concetti essenziali vengano
compressi in un sms o in poche righe di posta elettronica, le
persone leggono ancora i romanzi e divorano piacevolmente
centinaia di pagine. È vero – ha aggiunto Smith – i tempi
cambiano: alla penna a sfera si è sostituito il computer, ci si
scambiano file via e-mail, le distanze si accorciano
incredibilmente, su internet si comprano libri che possono essere
letti davanti allo schermo e la vendita degli e-book cresce
progressivamente. Non credo però che il romanzo cartaceo
scomparirà, sfogliarne le pagine ha un gusto tutto particolare,
non paragonabile a un click del mouse”.
Nei romanzi di Wilbur Smith storia e finzione sono intrecciate costantemente, in un rapporto che pare simbiotico. “Amo scrivere di quello che conosco – ci ha spiegato il romanziere – e sono molto attento alla cura dei dettagli storici. Ugualmente per esigenze narrative mi prendo delle libertà: nel mio ultimo libro, ad esempio, il figlio del presidente Roosevelt
è una figura realmente esistita come è storicamente provato che ebbe problemi con l’abuso di alcolici. Ho provato ad immaginare che l’inadeguatezza del figlio nei confronti del padre, la competizione e l’esacerbarsi del tipico conflitto tra genitori e figli siano state le cause di questo suo problema con l’alcool anche se la storia non ci dice nulla in merito”.
Un romanzo è fatto, semplificando, di trama e di stile
letterario, e abbiamo chiesto a Smith quale rapporto lei vede tra
i due elementi della creazione letteraria. “La trama – ci ha
risposto – è fondamentale. Amori travolgenti, avventura,
personaggi credibili, sentimenti forti, dettagli storici
accurati: tutto concorre alla buona riuscita del romanzo. Lo
stile invece si affina con gli anni. L’importante è la disciplina
che ci si impone, l’abitudine a scrivere e a leggere ogni giorno.
Nel mio primo romanzo ho commesso tutti gli errori tipici
dell’esordiente: per fortuna ho imparato la lezione!”.
Lme
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