Convention tra i giovani Aflieri: “Schiena dritta e valori”

Convention tra i giovani Aflieri: “Schiena dritta e valori”

VARESE Una convention all’americana – grande coinvolgimento e tanti ragazzi in prima fila – «organizzata con l’entusiasmo dei tanti giovani che mi hanno dato una mano in quella che io chiamo un’avventura collettiva» dice Alessandro Alfieri, 38 anni, candidato consigliere regionale del Pd e protagonista oggi di un importante e stracolmo incontro al De Filippi nel corso del quale ha raccontato un viaggio nella provincia fatto per «confrontare le mie idee con quelle degli altri». E ascoltare la gente. La stessa che nei filmati realizzati nei cinque incontri principali – ai quali ne sono stati accostati altri – ha presentato proposte, testimonianze e anche critiche: «Quando imposti un percorso senza rete metti in conto, come è successo a me, che possano venire anche quelli di Casa Pound ad esprimere legittimamente le proprie opinioni e una parte dell’elettorato di elettrosinistra che, deluso, lo fa notare». Ma il confronto è questo, e Alfieri – lanciato dal consigliere regionale uscente Giuseppe Adamoli, in una sorta di passaggio del testimone – l’ha voluto anche per illustrare la sua idea di politica e di partito. Quella riassunta in parte in una lettera ricevuta da un elettore che, citando saggi di Michele Serra, chiede di «non smettere di ascoltare» perché, quando accade, «la politica viene travolta». E questo è quello che Alfieri non vuole: «La politica deve avere l’ambizione di guidare i processi di cambiamento, non si può parlare solo alla pancia né guardare al proprio

ombelico. Dobbiamo pensare ai problemi concreti della gente». Un vulnus dal quale il Pd non è immune. Al contrario, il partito «deve tenere la schiena dritta e battersi per i suoi valori. No – dice Alfieri – ai cedimenti culturali alla Lega. Dobbiamo batterci per una società aperta, in cui chi decide di rispettare le regole, pagare le tasse e fare della provincia di Varese la propria casa, deve poter essere accolto e integrato». Un Pd «alternativo a una destra che gioca con le paure, un Pd che si batta per la legalità, esigente con gli altri e con se stesso, capace di dire cose più nette». Ecco il cuore del ragionamento: «Noi proponiamo un modello di società alternativo a quello che passa dalle tv berlusconiane, e che ha contagiato anche le tv di Stato, da dove viene veicolato il messaggio che va avanti il furbo, si strizza l’occhio all’evasore fiscale e il premier ammette “non sono un santo”». «Il Pd deve dire con chiarezza da che parte sta e riprendere i messaggio di Obama che, quando parla alla platea degli afroamericani, dice “dovete piantarla di piangervi addosso, dovete ritrovare l’ambizione di modernizzare il paese e di lanciarlo verso il futuro». Questo il modello di Pd immaginato da Alfieri e riassunto in un testo dal respiro lungo, «scritto a tantissime mani e a tantissime voci» che tra i temi principali dell’impegno pone «il lavoro, il welfare, l’ambiente e l’educazione».

s.bartolini

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