Iraq/ Al voto nella violenza; in gioco ritiro truppe Usa

Iraq/ Al voto nella violenza; in gioco ritiro truppe Usa


Roma, 7 mar. (Apcom)
– Urne aperte oggi in Iraq per le elezioni parlamentari, le seconde dall’invasione statunitense e dalla caduta del regime di Saddam Hussein. La vigilia non è stata diversa da quelle già vissute negli ultimi anni: attentati, minacce dei gruppi terroristici e tensioni interconfessionali. Il voto di oggi comunque apre un orizzonte fondamentale per Baghdad, ovvero quello del ritiro delle truppe statunitensi dal Paese.

Perché il ritiro possa aver luogo come previsto a partire dal prossimo agosto il buon esito delle elezioni – e quindi la tenuta della sicurezza nel Paese – rimane il primo e più probante test per la classe politica di Baghdad. Una classe politica che però si presenta al voto con tutte le divisioni mai sanate dal governo del premier sciita Nouri al Maliki, anzi esacerbate dalla decisione di depennare dalle liste elettorali oltre 400 candidati – per la maggior parte sunniti – sospettati di legami con il Baath, l’ex partito unico di Saddam Hussein.

L’iniziativa è stata criticata anche dall’Ayatollah Ali al Sistani, massima guida spirituale sciita irachena, che ha invitato gli elettori a recarsi alle urne ma ha preso le distanze da ogni coalizione politica.

Una vittoria sciita che non lasci spazio alle altre minoranze costituisce un rischio anche perchè apre la porta ad una maggiore influenza dell’Iran, l’altro principale Paese sciita nel mondo islamico.

Le giornate precedenti al voto hanno visto un grande attentato a Baquba e un altro attacco a Najaf, città santa sciita dove un’autobomba è esplosa al passaggio di un pullman di pellegrini (tra cui molti iraniani), provocando tre morti. Al Qaida in Iraq ha tentato la carta del boicottaggio proclamando un “coprifuoco” ingiungendo alla popolazione a stare lontana dalle urne, pena il rischio di incorrere nella “rabbia di Allah e dei Mujaheddin”.

Mgi-Aqu

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