Vasari/ Eredi pronti a pagare debito con Equitalia evitando asta

Vasari/ Eredi pronti a pagare debito con Equitalia evitando asta

Roma, 8 mar. (Apcom) – Potrebbe non andare all’asta domattina alle 10, come fissato, l’archivio di Giorgio Vasari con il suo preziosissimo contenuto, tra cui spiccano 17 lettere autografe di Michelangelo, nella Casa Museo di via XX Settembre ad Arezzo. L’archivio, oggetto di pignoramento su istanza della Equitalia Cerit Spa, potrebbe infatti restare nelle mani degli attuali proprietari, i conti aretini Festari, legittimi eredi del pittore e storico che con le sue ‘Vite’ raccontò la biografia di molti geni rinascimentali. I Festari – il

cui archivio è stato dato a garanzia per un debito con il fisco – sarebbero pronti pagare ad Equitalia i circa 700mila euro necessari ad estinguere il pignoramento. I termini per saldare il debito scadono domattina. A quel punto, sulla vendita dell’archivio si riaprirebbe una partita ‘privata’, anche se si tratta di un bene sottoposto ad una serie di vincoli, fra cui spicca quello pertinenziale, che il ministero dei Beni Culturali ha posto nel 1994, e che quindi lega strettamente l’archivio alla casa-museo aretina.

Al momento, tutto indica che gli eredi del Vasari entro domattina riusciranno a pagare il debito: i soldi arriverebbero, secondo quanto confermato ad Apcom dal legale dei Festari, l’avvocato Guido Cosulich, da imprenditori di ambienti romani legati alla trattativa, che tanta polemica suscitò all’epoca, con i russi della holding che opera nel campo dell’edilizia Ross Engineering. Lo Stato gode di un diritto di prelazione che scadrà il 20 marzo, dopo il quale la vendita sarebbe accessibile ai privati. In questo caso i russi, che avevano presentato una offerta per acquistare l’archivio al modico prezzo di 150 milioni di euro, sarebbero in pole position.

Tutte queste ipotesi sfumano in caso di rientro in gioco degli eredi. La trattativa con i russi è già chiusa, dice l’avvocato. Ma se gli eredi del Vasari non dovessero saldare il debito contratto col fisco, il tutto andrà all’asta domattina e, in questo caso, tutti sperano, sindaco di Arezzo in primis, che a fare ‘il grande passo’ ed acquistare l’archivio per lasciarlo nel suo luogo attuale sia il ministero dei Beni culturali. Il prezzo di base d’asta è di 2,6 milioni di euro: nulla rispetto ai 150 milioni che sono pronti a pagare i russi.

Apa/Tai

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