Solidarietà a Ichino dopo le minacce al processo per le Nuove Br

Milano, 24 gen. (Apcom) – “Massacratore di operai”, “Siete una banda di sfruttatori”. Dalla gabbia degli imputati del processo alle presunte nuove Brigate Rosse sono partiti ieri insulti e minacce verso il professor Pietro Ichino che sta testimoniando come parte lesa perchè dalle intercettazioni erano emerse “attenzioni” nei suoi confronti. E più tardi nel corso dell’udienza Ichino ha fatto riferimento proprio agli “apprezzamenti” arrivati dalla gabbia nel rispondere

alle domande delle difese che gli chiedevano lumi su allarmi specifici che lo portano a vivere sotto protezione almeno dal 2002. “Giusto stamattina ho avuto la conferma che l’allarme è concreto a causa delle minacce da un gruppo il quale aveva disponibilità abbondante di armamenti. Queste persone hanno ribadito che per loro io sono un nemico da abbattere” sono state le parole del giuslavorista e parlamentare del Pd.

Solidarietà al giuslavorista è stata espressa da Walter Veltroni
e da altri esponenti del Pd. Solidarietà anche dal ministro del
Lavoro Maurizio Sacconi: “Nel quarantennale il terrorismo
ideologizzato non è ancora del tutto sparito, esistono sempre
pulviscoli pronti a condensarsi contro obiettivi deboli, che
occorre tenere la guardia alta e prosciugare ogni brodo di
coltura che favorisca la rigenerazione del fenomeno”.

E’ stata un’udienza piena di tensione quella di ieri che ha
portato tra l’altro il presidente della corte d’Assise, Luigi
Cerqua, a disporre l’allontanamento dall’aula degli imputati tra
i quali Alfredo Davanzo, Claudio Latino e Davide Bortolato
ritenuti tra i leader del gruppo e che fin dal giorno
dell’arresto, 12 febbraio 2007, si sono dichiarati “prigionieri
politici”.

Ichino ha spiegato di essersi costituito parte civile “perchè non
è solo la mia libertà personale in ballo, ma quella dell’intera
comunità dei giuslavoristi. L’Italia è l’unico paese in Europa
dove è pericoloso discutere di lavoro ed è quello in cui ci
sarebbe più bisogno di farlo perchè la materia va riformata. Da
noi chi tocca lo statuto dei lavoratori muore”. Ichino ricorda i
suoi colleghi uccisi dalle Br, Massimo D’Antona e Marco Biagi.

Dopo l’omicidio D’Antona la Digos mise sull’avviso Ichino che è
sotto protezione dal marzo del 2002, in seguito all’uccisione di
Biagi. A fine del 2006 il professore della Statale chiese al
prefetto di Milano di riavere la sua libertà “perchè io sono
abituato a girare in bicicletta”. “Il prefetto mi spiegò che
c’erano pericoli in atto da parte di persone ancora da catturare
– ha ricordato Ichino – senza aggiungere dettagli. Poi il 12
febbraio del 2007 fui costretto a interrompere un lezione per
essere informato degli arresti appena avvenuti”.

Il giuslavorista ha spiegato inoltre di aver ricevuto una
lettera di minacce con la stella a cinque punte e di sentirsi a
disagio “anche perchè in questo clima di intimidazione c’è una
cappa di piombo sul dibattito che impedisce anche a chi dissente
di me di esprimersi e mi crea problemi nei rapporti tra docente e
studenti”.

Cep

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