VARESE Svizzeri alla riscossa nei negozi di Varese. Il cambio tra franco ed euro che da qualche tempo va a vantaggio dei vicini di casa, sta riportando in città i ticinesi che per le vie del centro storico sono sempre più numerosi e si vedono sempre più spesso. I commercianti lo hanno notato chiaramente e le associazioni di categoria confermano il trend. «Infatti stavo pensando a un corso di dialetto ticinese per formare i commessi», scherza Marco Parravicini, fiduciario Ascom di Varese, che conferma il fenomeno: «Nell’ultimo periodo abbiamo avuto più svizzeri del solito tra i nostri clienti». Oggi sono arrivati a rappresentare una discreta quota del totale, cosa che non si vedeva da diversi anni nella città giardino. «Una volta c’erano – racconta Parravicini, titolare dell’omonima gioielleria in via Morosini – ma sono diventati sempre meno fino alla quasi scomparsa nell’ultimo biennio. Almeno da un paio di mesi a questa parte abbiamo notato che stanno tornando». E meno male che sono tornati, perché per i varesini è tutto oro colato. Chi arriva oggi a fare acquisti a Varese lo fa anche perché i prezzi risultano più convenienti, è vero, ma pare che i ticinesi, a sentire i nostri commercianti, finiscano puntualmente per spendere ben più della media. Tutto merito della differenza di gusto rispetto ai varesini e agli italiani in genere, secondo il rappresentante dei negozianti di Confcommercio che dalla sua gioielleria ha potuto notare come vanno le cose.«Fanno acquisti molto più importanti perché preferiscono le cose appariscenti, sicuramente molto più vistose di quelle che apprezziamo noi. Un esempio banale sono le fedi: se i varesini tendono
a prendere quelle da 4 grammi, loro le prendono da 6 o 7, magari in oro rosa con un giro di diamanti. Sono dei bellissimi gioielli, intendiamoci, ma sono tremendamente appariscenti». E costosi. Ma il bello è che l’acquisto in Italia conveniva prima e conviene di più adesso. «Hanno la tax free – spiega Parravicini – cioè il rimborso diretto e in contanti del 15% delle tasse pagate per qualunque acquisto. Si fanno fare la fattura apposta». Tendenza confermata con riserva però da Graziella Pomi Roncati, rappresentate dei commercianti per Confesercenti: «Speriamo che arrivi anche a Varese quello che sta succedendo a Como». Proprio lei che ha recentemente aperto un nuovo negozio Swarovsky nella città lariana può dare una lettura completa della situazione. «A Varese non si è ancora notato un grande aumento dei clienti svizzeri – ci spiega – ma proprio ieri pomeriggio parlavo con i ragazzi di Como e mi dicevano che nelle ultime settimane ne hanno avuti molti più del solito». La posizione e i collegamenti stradali del resto favoriscono sensibilmente i commercianti comaschi rispetto ai varesini. «E poi Varese è una piazza particolare. Qui non ci si viene per turismo, e se un ticinese deve venire in Italia a fare shopping va a Como o a Saronno; Como è più vicina, Saronno è attaccata all’autostrada». Prima di vederci invasi dagli svizzeri che spendono a pioggia dalle nostre parti, secondo la negoziante, dovremo riuscire a offrire qualcosa di più attraente per chi è in vena di shopping. «I grandi marchi funzionano sempre, e insieme si deve aggiungere qualcosa di tipicamente varesino».Francesca Manfredi
s.bartolini
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