di Stefano AffoltiNoemi Cantele finisce la giornata come l’aveva cominciata: anche a colazione attorno a lei c’erano famiglia e amici. L’arcisatese guadagna a piedi la hall della Bussola e si schianta sul divano. È esausta, ma ha il viso sereno: «Sono stanchissima – dice – è stata una corsa durissima come volevo, però non avevo la gamba dei giorni migliori. Il ritmo è sempre stato alto e, una volta in fuga, noi tre della Columbia (Noemi, Arndt e Villumsen, ndr) abbiamo provato a insistere. Solo che in quel gruppo c’era un grande equilibrio, con cinque-sei campionesse, nessuna capace di fare davvero la differenza».Perché non era al top?Mi sono mancate
le corse vere: è stato un inizio di stagione con un calendario ridotto all’osso, sono arrivata qui senza gare toste nelle gambe e ne ho risentito. Sto bene, ma è emblematico che sull’Orino facessi meno fatica nella parte dura che in quella pedalabile. Stavo davanti e non riuscivo ad attaccare.Sprint ingiocabile?Altroché: questa Vos è inumana, non si può battere. Mi son detta: ci provo. Ho dato un colpo di pedale e mi si è parato davanti un muro di avversarie, mi sfilavano da tutte le parti.Bilancio?Positivo: sono contenta perché ho dato tutto e sono arrivata con le big. Adesso vado al Nord: per Fiandre e Drenthe sarò ancora più competitiva.
a.confalonieri
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