Fmi/ In crisi Italia, Germania e Giappone hanno resistito meglio

Fmi/ In crisi Italia, Germania e Giappone hanno resistito meglio


Roma, 14 apr. (Apcom)
– L’Italia, la Germania, il Giappone e l’Olanda sono i Paesi che, durante la Grande Recessione appena conclusasi hanno resistito meglio, con aumenti dei disoccupati inferiori alle previsioni ottenuti grazie ad ampi programmi a breve termine di sostegno al lavoro. E’ la diagnosi del Fondo Monetario Internazionale che, nel capitolo del World Economic Outlook dedicato al mercato del lavoro e pubblicato oggi, rileva come durante la tempesta che si è abbattuta su tutte le economie mondiali, le risposte sul versante della produzione e dell’occupazione “hanno differito notevolmente tra le economie avanzate”.

Per esempio, Paesi come Irlanda e Spagna hanno visto il loro tasso di disoccupazione aumentare di circa 7,5 punti percentuali malgrado il prodotto fosse calato di oltre 8 punti in Irlanda ma solo della metà in Spagna. Per arrivare alla situazione, ancora diversa, della Germania che, pur accusando un crollo del Pil di circa il 7%, ha visto il proprio tasso di disoccupazione diminuire.

A cosa si devono tali differenze? Gli economisti dell’istituzione di Washington, che hanno passato al setaccio i dati sulle recessioni e le riprese degli ultimi 30 anni, rilevano come la relazione diretta tra fluttuazioni del prodotto e dell’occupazione, schematizzata dalla ‘legge di Okun’ sia influenzata e alterata anche da altri fattori: dalle normative di protezione del lavoro, alla quota di lavoratori temporanei alle politiche messe in atto dai governi, agli shock esterni.

Insomma, sottolinea il Fondo Monetario, “il calo del prodotto, le differenze istituzionali, la natura della crisi e le politiche messe in atto spiegano le risposte della disoccupazione in alcune economie”. Negli Stati Uniti e in Spagna, per esempio, i forti aumenti della disoccupazione posson essere ampiamente spiegati dall’impatto dei cali produttivi, dalle tensioni finanziarie e dall’impatto dell’esplosione delle ‘bolle’ dei prezzi immobiliari. E in particolare, quando ci sono ampie tensioni finanziarie, queste vanno a colpire le imprese che dipendono maggiormente dai finanziamenti esterni con conseguenti licenziamenti, rispetto a recessioni che non presentano tale modalità. Lo stesso si può dire – e il caso vale sempre per Usa e Spagna – per le recessioni che hanno comportato l’esplosione di bolle immobiliari, dal momento che il settore delle costruzioni è ad alta intensità di lavoro e dunque nelle crisi di questo tipo ‘scaricherà’ più posti.

E l’Italia? Il Fondo Monetario rileva che tutti questi fattori, nel nostro Paese, come in Germania, Giappone e Olanda, hanno pesato meno grazie ad ampi programmi a breve termine sul lavoro. Ma la soluzione per approfittare della ripresa incipiente per l’istituzione di Washington è sempre la stessa. Migliorare la flessibilità del mercato del lavoro e migliorare le istituzioni che lo regolano. E, nello specifico, per i Paesi che hanno messo in atto i programmi a breve di sostegno al lavoro la sfida è quella di ridurli man mano che la ripresa avanza abbinandoli attentamente a programmi di assicurazione contro la perdita del posto.

BOL

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