Giovani “cocainomani” Si comincia già alle medie

Giovani “cocainomani” Si comincia già alle medie

VARESE Più numerosi e più giovani i varesini che assumono cocaina. Lo dicono i dati aggiornati del dipartimento dipendenze dell’Asl, ed esattamente quelli che sono risultati dalla ricerca Multicentrica Pcs, cioè su percezione, comportamenti e significati attribuiti al consumo. Il direttore del Sert Vincenzo Marino li ha presentati ieri al centro Gulliver durante un seminario sul tema che è servito tra l’altro a fare il punto sulla diffusione delle droghe nel varesotto e nell’alto milanese: la cocaina ormai è arrivata a coprire il territorio in modo diffuso e capillare raggiungendo parte della popolazione che fino a poco tempo fa sembrava essere esclusa dal rischio di dipendenza. Un fatto su tutti: i ragazzini la provano per la prima volta addirittura in terza media. Le cose vanno peggiorando nelle successive fasce di età, per le quali non solo va aumentando il numero dei consumatori, sia pur con motivazioni molto diverse a secondo dello status sociale, ma cresce il numero di chi ne fa uso abituale. Dall’altra parte sono soprattutto i protagonisti delle situazioni più problematiche a ritardare il più possibile la richiesta di aiuto, salvo poi arrivare nei centri di recupero quando non sanno più dove sbattere la testa. Il quadro tracciato è quanto mai preoccupante e lo ha confermato lo stesso responsabile del centro Gulliver, don Michele Barban, che alla luce della personale esperienza nel settore e supportato dai numeri messi nero su bianco dall’Asl ha parlato senza mezzi termini di una «situazione pesante» per quanto riguarda la zona di Varese. Basti pensare che al Gulliver sono seguite circa 150 persone, mentre le richieste di intervento al Sert sono passate dalle 39 del 1998 alle 780 del 2009: un incremento pari al 2mila per cento in undici anni.

Il consumo e lo sviluppo della dipendenza si concentra tra i 15 e i 34 anni; la prima assunzione si verifica in genere tra i 15 e i 24 anni, con il picco massimo che si raggiunge a 19, e cala successivamente fino ai 34. A destare la preoccupazione degli operatori però è soprattutto l’abbassamento della soglia di età per il primo impatto con la cocaina: nel 2009 l’aveva già provata l’1,6% dei quattordicenni varesini. «Il consumo cresce poi andando avanti con la scuola – ha spiegato Marino – soprattutto alle superiori. A 19 anni l’ha provata almeno una volta l’8,2% dei ragazzi». Le ragioni dell’avvicinamento alla cocaina sono diversificate. Due le principali: togliersi di dosso l’inibizione e distinguersi, cosa che riguarda generalmente il consumo giovanile, o migliorare le prestazioni personali, che siano sessuali o lavorative. È quest’ultima motivazione a spingere soprattutto professionisti e imprenditori in età matura, dai 35 ai 50 anni. La cocaina in effetti fa il suo dovere in tal senso. Dà uno slancio deciso al sistema nervoso centrale riducendo la sensazione di fame, sete, sonno e stanchezza, e aumenta forza, energia e capacità di concentrazione. Il fatto è che lo fa a scapito del sistema cardiovascolare. «Non è un caso se i nostri cardiologi ne conoscono molto bene gli effetti – spiega Marino – stringe i vasi aumentando pressione e frequenza cardiaca. È la ragione per cui il cocainomane spesso va incontro a infarto, arresto o emorragia cerebrale». Oggi trovarla è facilissimo, anche per un ragazzino. «Qualche tempo fa si dovevano spendere 100 euro per un grammo, adesso si trova a concentrazioni minori con 15, 20 euro. I ragazzi invece di comprarsi una pizza si prendono una dose. Si trova senza difficoltà».Francesca Manfredi

s.bartolini

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