Pdl/ Fini: Voto anticipato da irresponsabili. Non faccio partito

Pdl/ Fini: Voto anticipato da irresponsabili. Non faccio partito


Roma, 25 apr. (Apcom)
– Si mostra con il viso sorridente, come
raramente gli accade. Gianfranco Fini, d’altra parte, spiega
subito di non essere affatto “pentito” di aver alzato il dito
contro Berlusconi durante la Direzione del Pdl, di essere semmai
più convinto di prima di esprimere la propria opinione e che
questo non può assolutamente comportare la necessità che si
dimetta da presidente della Camera. E la sua opinione, tanto per
cominciare, è che parlare di voto anticipato è da
“irresponsabili”, praticamente un auto denuncia del “fallimento”
del governo.

Davanti alle telecamere di ‘In mezz’ora’ e alle domande di Lucia
Annunziata, la terza carica dello Stato dà il via alla sua
‘strategia’ comunicativa del dopo-scontro. Nei prossimi giorni
tornerà ancora in televisione e domani riunirà ancora i ‘suoi’
alla Camera. L’obiettivo – lo ripete ancora una volta – è far
sentire la sua ‘voce politica’ dall’interno del Pdl. In vista –
assicura – non c’è la creazione di nessun nuovo partito, né
l’intenzione di logorare il governo con “imboscate”. Ma allo
stesso tempo Fini manda un messaggio chiaro a chi, in questi
giorni, ha ripetuto che chi non si allinea alle decisioni del
partito può essere sbattuto fuori perchè è questo quello che
prevede il documento finale della Direzione. La “lealtà al
governo e agli elettori” – dice Fini – è garantita ma questo non
può voler dire “acquiescenza” perché le “decisioni che saranno
rispettate solo se discusse e motivate”.

Il presidente della Camera presenta se stesso come l’esponente
della Destra moderna che “non ha la bava alla bocca” e “cerca di
dialogare con l’avversario” e che nel Pdl ha una voce “molto più
alta di quanto facciano pensare i numeri in direzione”.
Epurazioni in vista? Dipende dal premier – mette in conto Fini –
ma certo, spiega, sarebbe poco “intelligente e liberale” per un
partito come il Pdl.

Ancora una volta la terza carica dello Stato ribadisce che la sua nei confronti di Berlusconi “non è una questione personale”, che sono stati posti soltanto problemi politici. Per esempio, sul federalismo fiscale. Che il presidente della Camera dice di condividere, e però “non ci può essere – sottolinea – nemmeno più piccolo sospetto che porti alla lacerazione del Paese”. Ma visto che Berlusconi è responsabile – è il suo messaggio – di certo non consentirà che venga fatto “a ogni costo”.

Capitolo giustizia, quello tanto caro al premier. “Siamo favorevoli alla separazione delle carriere, ma nessuno ci chieda un pm dipendente dall’esecutivo” spiega il presidente della Camera. Che poi ammette: certo, ci sono delle toghe politicizzate ma non si può dire che la magistratura sia un “cancro o un nemico delle istituzioni”. La riforma va fatta, ma com’è nel programma” e tale da non dare “solo l’impressione di allargare sacche di impunità”.

Bac

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