Roma, 18 mar. (Apcom) – Un eventuale aumento di tre gradi delle temperature medie globali rischia di far collassare la calotta antartica occidentale. Lo afferma il presidente dell’Ingv, Enzo Boschi, che ritiene “possibile” l’evento, a seguito dei risultati di uno studio effettuato al di sotto della piattaforma di ghiaccio galleggiante del mare di Ross (Ross Ice Shelf), in Antartide, e pubblicato sulla rivista Nature. I risultati dei carotaggi hanno portato un numeroso gruppo di ricercatori del progetto Andrill (Antarctic geological Drilling) a interessanti scoperte relative al periodo che va da 5 a 3 milioni di anni fa, quando la temperatura media del nostro pianeta e il contenuto di CO2 in atmosfera erano più alte delle condizioni attuali.
I dati raccolti hanno messo in luce per la prima volta una calotta polare “estremamente dinamica”, le cui fluttuazioni sono avvenute seguendo la periodicità di un parametro dell’orbita terrestre (variazione ciclica dell’inclinazione dell’asse terrestre). La calotta polare occidentale, secondo i risultati della ricerca, è periodicamente collassata e, nella regione del Mare di Ross, la piattaforma di ghiaccio galleggiante, oggi estesa come la Francia, è andata progressivamente ritirandosi fino a dare spazio a condizioni di mare aperto. I dati raccolti da questa ricerca sono importanti per avere un’idea di quello che potrebbe accadere nei prossimi decenni in conseguenza dell’aumento incontrollato delle emissioni di gas serra in atmosfera.
Al progetto lavorano anche gli italiani Fabio Florindo (coordinatore), Massimo Pompilio e Leonardo Sagnotti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. “Abbiamo perforato circa 1300 metri di sedimenti dopo avere attraversato con le aste di perforazione 85 metri di ghiaccio del Ross Ice Shelf e 850 metri di acqua”, racconta Florindo in una intervista. “Con lo studio
di sedimenti – dice – possiamo spingerci indietro di diverse decine di milioni di anni, quando ancora non esistevano delle calotte di ghiaccio in Antartide”. I dati acquisiti sono “estremamente importanti per comprendere la dinamica delle antiche calotte polari e del ghiaccio marino stagionale, nonché per la verifica dei modelli matematici sull’evoluzione del clima a scala planetaria”.
Il presidente dell’Ingv, Enzo Boschi, “ritiene possibile che il collasso della calotta occidentale possa verificarsi di nuovo, se le temperature aumentassero di 3 gradi”. Boschi ricorda che “nel corso del XX secolo il riscaldamento è stato di circa 0,7 gradi, ma una delle proiezioni dell’Ipcc-2007 è che nel 2100 la temperatura sarà analoga a quella presente sulla Terra prima della formazione di una calotta di ghiaccio in Antartide”.
“In quest’ottica – conclude Boschi – è importante tenere sotto controllo gli effetti di questo riscaldamento ai poli poiché l’Artide e l’Antartide, le regioni più fredde del Pianeta, sono quelle che risentono maggiormente delle variazioni climatiche”. Boschi ricorda ciò che è accaduto nel febbraio 2002 alla piattaforma di ghiaccio del Larsen B (Penisola Antartica) a causa del riscaldamento globale. “Questa piattaforma – sottolinea – che aveva una estensione di ben 3.250 chilometri quadrati e uno spessore di 220 metri, si è disintegrata nel giro di 30 giorni”.
Red/Gtz
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