VARESE I clandestini non si fanno curare per paura di essere denunciati e i medici varesini organizzano un ambulatorio apposta per loro. Giovedì sera, all’Atahotel, durante il convegno «Medici e volontariato» dell’Ordine dei Medici, è stato presentato per la prima volta l’ambulatorio di medicina generale per immigrati temporaneamente presenti in Italia e non iscritti al servizio sanitario nazionale. Si chiama «ambulatorio
migranti e senza fissa dimora» e ha aperto il 3 marzo 2009 al primo piano delle Acli di via Speri della Chiesa 9. «Durante il primo anno di attività abbiamo scelto di non farci pubblicità – spiega Filippo Bianchetti, uno dei medici responsabili del servizio – Ma adesso abbiamo accolto l’invito dell’ordine dei medici e vogliamo presentarci più apertamente alla cittadinanza».
Si tratta di ambulatorio di medicina generale dedicato a chi non ha diritto al medico di base. Vi lavorano unicamente volontari: 6 medici, 6 infermieri e circa 20 persone impegnate nell’accoglienza e con funzioni di supporto. L’ambulatorio è aperto il martedì e il venerdì, dalle 18 alle 20, e due sabati al mese. Gli stranieri vi accedono accompagnati da conoscenti, grazie al passaparola. Fino ad oggi sono stati visitati circa 100 pazienti, per un totale di circa 250 visite. Gli utenti sono soprattutto donne, più spesso dell’est europeo. La maggior parte delle persone visitate presentava patologie banali, ad eccezione di un paio di casi gravi e complessi. Spesso è capitato che qualcuno chiedesse un consulto solo per raccontare il proprio vissuto.
«Lo stato italiano garantisce cure ospedaliere agli immigrati irregolari. Questi però, per tutti gli altri servizi sanitari, devono avere il riconoscimento “stp”, che significa “straniero temporaneamente presente”. Un documento che si può ottenere solo per prestazioni urgenti o continuative o essenziali e che può essere rinnovato dall’Asl di sei mesi in sei mesi. Il nostro ambulatorio serve anche per aiutare gli stranieri ad attivare l’stp quando è il caso» continua il medico.
Ultimamente l’affluenza all’ambulatorio è calata. La sanatoria bandanti ha permesso a molti stranieri di regolarizzarsi e accedere così normali percorsi di cura. La crisi economica ha spinto molti stranieri a tornare a casa. «Oppure gli immigrati irregolari non vengono per paura di essere denunciati, cosa che tutto il personale sanitario è tenuto a non fare, diversamente da quello che si crede» afferma Bianchetti. Rimane da risolvere il problema del ricettario dedicato a questa attività: in assenza di un accordo con Asl, molti medici di famiglia usano il proprio.
Il progetto è sostenuto da Acli, Ipsia onlus, Caritas, Arci, Auser, Anolf-Cisl, Uisp, Libera, Uil, Cgil, Legambiente, Co.l.c.e., Emergency, Lega Coop Varese, associazione i colori del mondo e gli Alpini. Si cercano altri medici, infermieri e volontari generici disposti a collaborare e si accettano donazioni di farmaci. Per informazioni chiamare il numero 329.0723770 negli orari di apertura dell’ambulatorio.
f.tonghini
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