Ecomafia/ Cemento depotenziato, decine di opere a rischio crollo

Ecomafia/ Cemento depotenziato, decine di opere a rischio crollo


Roma, 4 giu. (Apcom)
– Strade, ponti, viadotti, ferrovie, gallerie, case, centri commerciali e perfino scuole, ospedali e commissariati. Tutti a rischio crollo perché tirati su con cemento di pessima qualità, quello cosiddetto ‘depotenziato’. Una situazione “inquietante” e un business molto redditizio per i clan dell’ecomafia, che in Italia controllano tutto il ciclo del cemento e per questo si aggiudicano appalti nazionali e locali per costruire opere pubbliche e private. A lanciare l’allarme è Legambiente, che oggi a Roma ha presentato il dossier ‘Ecomafia 2010’.

Dopo le ‘bolle’ false che accompagnano i rifiuti per Legambiente le aziende mafiose stanno utilizzando un altro documento per mandare in porto i loro affari: le ‘ricette di produzione’ taroccate del calcestruzzo.

Questi documenti sarebbero stati utilizzati per costruire gli aeroporti di Palermo e Trapani, il porto turistico di Balestrate, il lungomare di Mazara del Vallo, l’ormai famoso Ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento e perfino per il commissariato di Polizia di Catelvetrano vicino Trapani. Ma anche per il Palazzo di giustizia e la diga foranea di Gela, la piattaforma di emergenza dell’ospedale di Caltanissetta e lo svincolo di Castelbuono dell’autostrada Palermo-Messina.

Il fenomeno del cemento depotenziato, ricorda Legambiente, non interessa solo la Sicilia e si estende ad altre regioni: sarebbe stato utilizzato per le scuole Maresca di Locri e quella di Tropea in Calabria; per il viadotto Fallaco-Corace; nel cavalcavia della nuovissima ferrovia Catanzaro-Lamezia; in Molise per costruire la variante Anas di Venafro (primo lotto della Termoli-San Vittore); nel Vicentino per i lotti 9 e 14 dell’autostrada A31 Valdastico e poi per i lavori sull’autostrada A3.

“In Campania la camorra impone materiale scadente e rifornisce multinazionali che costruiscono parcheggi e imprese impegnate nella costruzione di case abusive sulla collina di Camaldoli. E purtroppo – conclude Legambiente – ci potrebbe essere una brutta storia di calcestruzzo depotenziato anche dietro al crollo della casa dello studente dell’Aquila”.

Sav

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