Roberto Saviano parla al Festival dell’economia di Trento ed è non solo successo di pubblico, ma anche un preciso atto d’accusa sul silenzio sulla criminalità organizzata e un attacco a chi invita a non diffondere quelle che certa politica ha definito idee “disfattistiche” sull’Italia. E perché il messaggio venga pienamente capito, lo scrittore-cronista campano esplicita di parlare anche “in risposta al primo ministro”, ovvero a Silvio Berlusconi.Il tema dell’incontro, “Le mafie che controllano l’economia del Paese”, permette a Saviano di tornare sui punti più cladi della propria missione di scrittore che cerca il risveglio civile dell’Italia. “E’ smuovere le coscienze quello che fa paura – spiega -. Perché ci viene detto che dire certe cose fa male all’Italia? Perché prendere atto della realtà ci trasforma, conoscere ci trasforma. E oggi è importante pensare e sognare un Paese diverso”.Saviano svela un paradosso: il silenzio sulla mafia rischia anche
di nascondere il fatto che “l’Italia vende nel mondo il know-how dell’antimafia. La giurisprudenza antimafia italiana è la migliore al mondo”. E affrontando la portata economica del malaffare, quantificata in un giro d’affari di 100 miliardi di euro, aggiunge che i mafiosi “vorrebbero tutta questa incredibile economia messa sotto silenzio e conosciuta solo da poche decine di esperti, di magistrati, economisti e giornalisti. Ecco perché è importante parlarne”. E aggiunge, caso mai il messaggio non fosse stato compreso abbastanza: “I Paesi sono pieni di capitali di origine italiana, la Spagna arresta decine di mafiosi all’anno. La Germania, dopo la strage di Duisburg, ha aperto inchieste ed analisi su questo fenomeno. I Paesi dell’Est vedono la mafia protagonista ed è proprio parlando di questo fenomeno che dimostriamo di essere diversi, attivi”. Insomma, la battaglia di Saviano contro il silenzio che vorrebbero imporre politici e mafiosi va avanti.
p.batte
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